«Io, alcolista incallito che ce l’ha fatta Adesso aiuto gli altri»

28 Giugno 2015

Bartolomucci fa il volontario alla Caritas dopo anni di buio: «Se entrate nel tunnel non vergognatevi e fatevi curare»

SULMONA. Era entrato in un tunnel che sembrava senza uscita. Poi, con grande forza di volontà, è riuscito a risalire la china, riuscendo a sconfiggere la dipendenza dall’alcol e a ricominciare a vivere la vita. Ora cita la sua storia ad esempio, rivolgendo un appello soprattutto ai più giovani sempre più schiavi dell’alcol e delle droghe, incoraggiandoli a provarci perché tutti ce la possono fare.

«Il segreto è uno solo: basta volerlo» afferma Giancarlo Bartolomucci, ex alcol-dipendente di Sulmona. «La mia storia, il mio ingresso nel tunnel buio dell’alcol, è iniziata due anni fa» ricorda «colpa della depressione conseguente a un momento particolare che mi ha spinto nel tunnel dell’alcol. Ho iniziato bere in qualsiasi momento della giornata pensando che in quel modo mi sarei liberato dalle mie oppressioni». L’abuso di alcol dava una sensazione di tranquillità, quasi di ritrovata sicurezza. Ma era solo apparenza. Poi con il passare dei giorni gli effetti dell’alcol sono stati sempre più evidenti. «Ho cominciato a perdere lucidità e sono caduto in uno stato di confusione mentale» continua Bartolomucci «ero sempre alterato anche per futili motivi e in famiglia me la prendevo con tutti. Uscivo di casa ma non sapevo dove andare, ogni giorno mi allontanavo sempre di più dagli amici: vivevo con un solo pensiero, entrare in un bar e bere qualsiasi cosa purché contenesse alcol».

Sembrava un viaggio senza ritorno. Poi, quando ha toccato quasi con mano quel buio che lo circondava, l’uomo ha avuto paura, comprendendo che l’unico modo per uscirne era chiedere aiuto. Prima al Sert e poi entrando in comunità.

«Per questo devo ringraziare la mia famiglia che si è rivolta ad una struttura adeguata ed è così che è iniziato il cammino di guarigione» rivela Bartolomucci. Era l’ottobre di due anni fa quando l’uomo è entrato in una comunità nei pressi di Isernia.

«I primi giorni sono stati difficili» ricorda «entrare in un nuovo ambiente come quello della comunità, più duro è difficile rispetto a quello della famiglia, è stata davvero dura. Poi le cose sono migliorate e sono passato dall'emarginazione a uno stato di ritrovata attività, diventando protagonista della mia vita. Ho vissuto accanto ad altri giovani con le mie stesse difficoltà e soprattutto sentendo forza di volontà e con l’aiuto di psicologi e operatori sono uscito dal buio».

In comunità Bartolomucci è rimasto un anno e mezzo. Lì ha ritrovato forza di vivere e serenità, recuperando con il lavoro anche senso di responsabilità: «Sono rimasto in comunità, per mia volontà, anche oltre il tempo previsto, fin quando mi sono sentito davvero bene e ho avviato la fase di sgancio da quell'esperienza».

La scorsa Pasqua, Giancarlo Bartolomucci è tornato a casa, a Sulmona, dai suoi familiari. Per lui e per i suoi cari è stato veramente l'inizio di una nuova vita.

«Ho deciso di raccontare la mia esperienza per lanciare un appello fraterno ai giovani che soffrono di dipendenza da stupefacenti o da alcol affinché, anche loro si rivolgano subito, senza paura, alle strutture adeguate e possano così liberarsi dalle loro dipendenze e guarire» conclude Bartolomucci «non devono temere né vergognarsi di chiedere aiuto, altrimenti finiranno per peggiorare la loro situazione e patire anche guai molto seri, danneggiando se stessi, gli altri e distruggendo le loro famiglie. Tutti ce la possono fare, basta volerlo: farsi curare è un passo che può salvarli e strapparli da quella schiavitù che annienta ogni speranza e ogni prospettiva».

Oggi Giancarlo Bartolomucci presta opera di volontariato nella Caritas diocesana e si prepara ad entrare in Croce rossa. Per lui ricomincia una vita normale, di amore e di grande solidarietà.

Claudio Lattanzio

©RIPRODUZIONE RISERVATA