«Io, “assassino” per 48 ore ho provato a salvare Violeta»

Parla il compagno della donna trovata morta a Carsoli e sospettato di omicidio È stato liberato ieri dal carcere dopo l’autopsia che lo ha scagionato totalmente
AVEZZANO. «Sono state ore terribili quelle in carcere, pensavo che Violeta non c'era più e che io rischiavo di essere preso come il responsabile della sua morte quando in realtà ho sempre cercato di aiutarla».
A parlare è George Dan Gabinat, 46 anni, da dieci in Italia, di nazionalità romena, compagno e primo sospettato della morte di Violeta Blindescu, la donna, anche lei di 46 anni, trovata senza vita giovedì mattina in un appartamento di Carsoli.
Era stato proprio lui a lanciare l'allarme. In attesa dell'autopsia, disposta dal sostituto procuratore della Repubblica Maurizio Maria Cerrato al fine di fare chiarezza sulle cause della morte, Dan Gabinat era stato fermato per essere ascoltato. La sua ricostruzione contraddittoria dei fatti aveva spinto gli investigatori ad approfondire la sua posizione. Ma le analisi cliniche hanno accertato che la 46enne era morta a causa di stenti, di privazioni e di abuso di alcol che, unito a denutrizione e un ambiente casalingo con gravi carenze igienico sanitarie, hanno portato a delle patologie che si sono rivelate fatali.
«In carcere ero arrabbiato», spiega il romeno, che per poche ore è passato per il presunto “assassino”, «volevo denunciare tutti. Poi finalmente mi hanno chiamato e mi hanno detto che ero libero. Questo però non riporta Violeta da me».
Il decesso, avvenuto per cause naturali, dunque, ha quindi permesso agli inquirenti di scarcerare il romeno, che nel frattempo era stato rinchiuso nel carcere San Nicola di Avezzano. Al termine dell’autopsia è emerso che il decesso è stato causato da un edema polmonare. «Lei si è lasciata andare», afferma Dan Gabinat, «ho provato a portarla da un medico. Aveva avuto una infanzia difficile e si è arresta alla vita». Il romeno, accompagnato dal suo legale, Emilio Amiconi, si presenterà davanti al gip domani mattina per l’udienza di convalida dell'arresto. Il magistrato non ha escluso eventuali maltrattamenti sulla donna in passato, ma certo è che la morte non è stata causata da un atto violento. Le indagini non hanno tralasciato alcun particolare, proprio per avere un quadro certo dell'accaduto. Eventuali violenze, qualora ci fossero state, non sarebbero direttamente collegate con la morte della romena. Un epilogo, quello di Violeta Blindescu, sicuramente annunciato a sentire i pochi che la conoscevano, ma che certamente poteva essere evitato. Dal suo arrivo a Carsoli la sua esistenza era finita nel baratro ed era stata avvolta da una solitudine interiore che nessuno è riuscito o ha voluto spezzare.
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