Irrigazione, nuovo appello: salvare i fagioli di Paganica

L’AQUILA. Il Consorzio di bonifica interno “Bacino Aterno e Sagittario” garantisca l’irrigazione a tutti quelli che ne hanno bisogno – e che pagano le tasse – ma soprattutto a quelle aziende...
L’AQUILA. Il Consorzio di bonifica interno “Bacino Aterno e Sagittario” garantisca l’irrigazione a tutti quelli che ne hanno bisogno – e che pagano le tasse – ma soprattutto a quelle aziende agricole composte da giovani che puntano sulle produzioni locali. È il senso di una nota scritta da Raffaele Alloggia, di Paganica, a nome degli agricoltori della zona. Per Alloggia va anche realizzato un invaso d’acqua per la continuità dell’irrigazione nei mesi estivi.
LA SITUAZIONE. «Con l’arrivo della primavera», scrive Alloggia, «la nuova stagione agricola porta con sé atavici problemi per la gestione delle acque e dei relativi canali, principali e secondari, per l’irrigazione dei terreni del territorio dell’ex Comune di Paganica. Delle tante antiche sorgenti della zona – dopo il traforo del Gran Sasso e il conseguente abbassamento delle falde acquifere – a oggi si può contare solo sulle acque del fiume Vera e di quelle della cosiddetta Riga di Mezzo. In ambo i casi sono indispensabili lavori di manutenzione ordinaria annuale, da fare subito, nel mese di aprile. I giovani agricoltori dell’associazione Produttori di Fagioli di Paganica, legati al presidio Slow Food Abruzzo sin dal 2014, hanno fatto di questo mestiere una scelta di vita per poter vivere dignitosamente nella propria terra, difendere il nostro passato, sostenere le tradizioni, dando a tutti il piacere di degustare i prodotti locali proponendoli direttamente ai cittadini e garantendone la loro la bontà, attraverso il Mercato contadino. Loro sono preoccupati per la stagione alle porte in quanto riscontrano perdite di acqua eccessiva alla Riga di Mezzo, subito dopo il mulino Gasbarri di Tempera e poi lungo il suo tragitto in quanto, essendo esso in terra battuta, radici d’alberi marcite e buchi di talpe provocano vistose fuoriuscite. Il fiume Vera dalle sorgenti fino all’abitato di Tempera è Riserva naturale. Ma le sue acque poche centinaia di metri più sotto risultano inquinate dalla salmonella. Quindi in quel breve tratto c’è qualcosa che le inquina, cosicché ogni anno a giugno, a seguito delle analisi Asl, il sindaco emette l’ordinanza di divieto di irrigazione, con conseguente danno sia a chi vive del solo lavoro della terra che alle centinaia di famiglie che coltivano orti».
LE PROPOSTE. «Per evitare ciò», prosegue Alloggia, «occorre che la Riserva venga estesa su tutta la lunghezza del fiume Vera, attraverso un lavoro di riqualificazione ambientale in ambo i sentieri che lo costeggiano. In tutta la superficie agricola della pianura ci sono decine di chilometri di canali di irrigazione secondari in terra battuta, che vengono dal Medioevo, che per le stesse cause anzidette, disperdono circa il 30% del prezioso liquido. Nonostante negli ultimi decenni si siano sottratte all’irrigazione centinaia di ettari – vedi la zona industriale Bazzano-Paganica, la costruzione del Progetto Case dopo il terremoto del 2009 e dei molti appezzamenti incolti – l’acqua non è comunque più sufficiente per l’irrigazione. Nel territorio di cui parliamo, ci sono due grosse buche – ex cava Teges – una di esse sta ospitando le macerie del comprensorio derivanti dal terremoto, per l’altra crediamo sia indispensabile pensare a una riserva d’acqua. I giovani agricoltori dell’Associazione, non vorrebbero solo produrre, ma fare anche cultura del territorio. I fagioli di Paganica sono prodotti di nicchia e potenziali fonti di reddito che in un periodo di pandemia e di una crisi generale di lavoro, possono creare un circolo virtuoso con agriturismo e turismo nello stesso luogo di produzione», conclude Alloggia.

