Isole ecologiche, no dei Beni culturali

La soprintendente Vittorini fa rimuovere la struttura montata da un paio di mesi nel quartiere di San Domenico
L’AQUILA. L’Asm (Aquilana società multiservizi), partecipata al 100 per cento dal Comune, ha speso oltre 30mila euro, più altri 3.200 euro per la “personalizzazione”, delle prime due isole ecologiche ultramoderne e dotate di un sistema informatico collegato direttamente alla centrale Asm.
LA DIFFIDA. Ma alla Soprintendenza ai Beni culturali non piace la sistemazione accanto alla chiesa di San Domenico, nell’omonimo quartiere, di una delle due isole (l’altra è al Torrione) e in 4 pagine diffida la stessa Azienda e il Comune a rimuovere «immediatamente» l’isola ecologica. La rimozione avverrà martedì mattina, alle 10, e la struttura verrà riposizionata davanti all’edificio della scuola Giovanni XXII.
SILENZIO. Ma l’atto della Soprintendenza, al quale il Comune dell’Aquila non ha risposto nulla, dopo l’inaugurazione in pompa magna da parte del sindaco Pierluigi Biondi e dell’assessore Fabrizio Taranta, ha destato molte perplessità da parte dei residenti, che in questi ultimi tre-quattro anni sono rientrati nel quartiere – e molti altri stanno per rientrare –, innanzitutto perché prima dell’isola hanno dovuto penare per conferire i rifiuti, visto che in alcune strade non era possibile fare la differenziata porta a porta perché erano occupate dalle impalcature dei cantieri, e ora si era trovata una soluzione.
QUARTIERE VALORIZZATO. Ma poi perché l’isola ecologica ha valorizzato un quartiere che era nel più totale degrado e abbandono, compresa la chiesa di San Domenico (come mostrano anche le foto), dove Asm e Comune oltre a piazzare una struttura che in molte città storiche d’Italia – Umbria, Toscana – sono posizionate a ridosso dei monumenti, hanno creato un’aiuola dove prima c’erano soltanto sterpaglie, immondizie e rifiuti di cantieri, proprio attaccati alla chiesa.
PRIMA UNA DISCARICA. «Ci sono stati i bidoncini della differenziata per mesi e in certi giorni sembrava una discarica, ma nessuno della Soprintendenza si è mai sognato di fare una diffida», protestano i residenti, che annunciano una petizione. «Ora invece che era stata fatta una cosa buona e anche molto funzionale e funzionante, discreta e in linea con l’ambiente e il monumento, la Soprintendenza si è svegliata e ha diffidato ben due volte l’Asm per la rimozione. Il risultato quale sarà? Che al posto dell’isola ecologica, dove i rifiuti vengono totalmente “nascosti” all’interno della struttura, nella massima pulizia ed efficienza, torneranno a parcheggiare i mezzi dei cantieri. La Soprintendenza dice nella diffida che l’isola ecologica disturba la visuale del monumento. Ma i camion, le auto, i furgoni delle ditte di costruzione non “disturbano” la visuale del monumento?».
MEGLIO I FURGONI. «Così come», continuano i residenti, «la visuale non viene “disturbata” dalle auto e furgoni parcheggiati dalle 7 alle 17 davanti e intorno a tutta la chiesa: piazza Angioina, via San Domenico, piazza San Domenico e via Barete?».
CHIESA ABBANDONATA. «La Soprintendenza», sostengono i residenti, «pensasse piuttosto ai suoi di problemi: a quell’impalcatura vergognosa su piazza San Domenico, che è lì con i teli stracciati da 3 anni, dove i lavori sono fermi e da dove cadono materiali. Oppure a ripulire l’area, totalmente in abbandono e piena di rifiuti di ogni genere, nella parte posteriore della chiesa che dà su via Barete. E anche ai tondini di ferro che sono stati piantati da qualche ditta che ha lavorato sulla chiesa per la Soprintendenza, poi li ha tagliati e ora spuntano di 5-6 centimetri dai sampietrini e rischiano ogni giorni di far male a qualcuno o di bucare le gomme delle auto».
PARCHEGGI. «Il problema parcheggi non viene risolto dal Comune e dall’assessorato alla Viabilità in particolare, la Soprintendenza mette i bastoni tra le ruote per i rifiuti», concludono i residenti. «Cosa vogliono, che lasciamo la città, le nostre case, agli speculatori? Questo è il “modello L’Aquila?”. Faremo una petizione alle autorità competenti, a cominciare dal prefetto. Inoltre la sistemazione dell’isola era provvisoria, in attesa della chiusura dei cantieri della ricostruzione. Ma forse la Soprintendenza non si è accorta che c’è una città in ricostruzione».
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