Istituto De Nino, le famiglie in rivolta

7 Giugno 2020

Lettera al prefetto; «Lavori in alto mare, gli alunni, ospitati all’Iti di Pratola, non potranno fruire del distanziamento sociale»

SULMONA. L’emergenza Coronavirus rimette al centro dell’agenda scolastica anche la situazione del De Nino-Morandi. La scuola per ragionieri e geometri di via D’Andrea è chiusa dall’ottobre 2014, in seguito ad un’inchiesta della Finanza sui lavori post sisma non a norma, cominciati tre anni prima. Così il comitato per la riapertura della scuola ha inviato un esposto al prefetto per rivendicare il fatto che i circa 300 studenti (divisi in 16 classi), ospitati nell’Iti di Pratola, non potranno godere delle misure del distanziamento sociale, sia a scuola che sull’autobus che c’è lì porta. «Al rientro in classe a settembre non si potrà certamente pensare che la capienza dell’edificio di Pratola Peligna possa essere sufficiente ad accogliere gli alunni con il distanziamento sociale e le misure anticontagio che si prevedono», fa notare il portavoce Franco D’Amico, «è perciò indispensabile riportare la popolazione scolastica a Sulmona». La fase del post emergenza Covid ha riacceso le fibrillazioni con il comitato che chiama in causa il prefetto, Cinzia Torraco. «Bisogna trovare una sede alternativa«, aggiunge il professore in pensione, «e tutto ciò senza voler rimarcare la questione che riguarda sia la spesa dei trasporti, sia i pericoli quotidiani a cui gli alunni vanno incontro in relazione all’epidemia in corso». Le ipotesi alternative restano l’utilizzo di un’ala della scuola media Capograssi una volta completati i lavori o dell’ex convento di Sant’Antonio, l’immobile conteso l’estate scorsa che si libererà presumibilmente a fine agosto. Nei giorni scorsi il comitato ha diffidato anche la Provincia per ottenere copia del verbale dell’ultimo incontro dello scorso 17 febbraio a palazzo San Francesco e ha scritto una missiva di sollecito a Provveditorato (soggetto attuatore dei lavori), Provincia e Comune per chiedere conto degli interventi da eseguire nella sede di via D’Andrea. Nella lettera, arricchita da 32 foto che testimoniano lo stato di degrado e abbandono della storica scuola, si chiede di «fornire, con urgenza, ogni informazione sullo stato di avanzamento della procedura, chiarendo in particolare quali attività siano state effettivamente svolte». Intanto, alcuni giorni fa nel bilancio provinciale sono state assegnate ulteriori somme per l’adeguamento dello stabile, ma nulla si sa circa la gara da bandire, fermo restando il frazionamento dei lavori, ipotesi già suggerita da comitato e addetti ai lavori. L’istituto era stato il primo ad essere interessato a settembre 2011 e senza necessità di trasferire gli studenti, dai primi lavori sulle scuole sicure nel post sisma. La spesa complessiva, stanziata dalla Provincia, è di circa 6 milioni di euro.
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