Juan Carrito sorvegliato speciale

L’orso resta a Roccaraso, viene monitorato anche per scongiurare incidenti
ROCCARASO. Continua a essere sotto monitoraggio Juan Carrito, l’orso ribelle che si aggira da giorni a Roccaraso. In paese è stato bloccato il ritiro dell’organico porta a porta, per evitare che il plantigrado possa andare a rifocillarsi tra i rifiuti, ed è stato vietato a residenti e turisti di filmarlo, fotografarlo o inseguirlo. Divieto quasi sempre ignorato. Il Parco della Maiella, che da fine dicembre ha in gestione il cucciolo di Amarena perché sul proprio territorio di competenza, lo monitora costantemente. L’orso è dotato di un radiocollare e la sua posizione viene rilevata attraverso il Gps. L’obiettivo resta sempre quello di fare in modo che possa tornare in montagna, tra i suoi simili, a cibarsi di erba, frutti e formiche. L’orso era stato ospitato per due settimane nell’area faunistica di Palena, nel Chietino, allo scopo di “rieducarlo”. Operazione che non ha avuto il successo sperato. Perché dopo la sua liberazione, invocata a gran voce da numerose associazioni ambientaliste, il plantigrado è tornato a Roccaraso, paese dove ha portato a termine una serie di incursioni. Il sindaco Francesco Di Donato, nei giorni scorsi, ha lanciato un appello ai cittadini a rispettare le ordinanze vigenti – sia per i rifiuti sia per i comportamenti da adottare in caso di avvistamento – e ha auspicato che il Parco possa trovare una valida soluzione per fare in modo che Juan Carrito abbandoni Roccaraso e torni in montagna. Soprattutto per scongiurare pericoli (potrebbe essere investito o, come accaduto in passato per altri orsi, rimanere vittima di aggressioni da parte dell’uomo).
Intanto, Mauro Tivolesi, che da anni per ragioni professionali si occupa di tecnologia, ha lanciato la proposta di installare dei rilevatori, di piccolissime dimensioni, in grado di funzionare per anni con una sola batteria, e di operare anche in aree senza copertura internet o cellulare, per monitorare il plantigrado. «Nel caso dell’orso, con estrema facilità potrà essere messo in atto quello che viene definito geofencing, ovvero un recinto virtuale», ha spiegato Tivolesi, «una volta stabilita l’area, si creano i confini o di non accesso o di non uscita». (e.b.)

