Kit del suicidio, la lettera d’addio L’insegnante racconta la sua fine

5 Maggio 2023

Foglio A4 trovato dai carabinieri nella casa della 63enne originaria dell’Aquila, lei era distesa sul letto «Ho preso online le cose necessarie più di dodici mesi fa, dopo 20 anni di dolore cronico e di insonnia»

L’AQUILA. Morta per asfissia. È quanto stabilito il medico legale che aveva eseguito l’autopsia sul corpo dell’insegnante originaria dell’Aquila che per farla finita aveva utilizzato il kit del suicidio, com’è stato tristemente battezzato. E spunta anche la lettera d’addio della donna 63enne, A.D.L., da tempo residente in Trentino. Il testo del foglio A4, scritto di suo pugno, è stato svelato dal Corriere della Sera: «Dopo 20 lunghi anni di dolore cronico, per insonnia, estrema solitudine, intolleranza ai rumori, mi sono procurata le cose necessarie online, ordinandole all’estero, più di un anno fa...». La lettera d’addio era sul tavolo, non era indirizzata a un destinatario preciso: «Per chi mi trova», c’era scritto in testa.
I carabinieri della stazione di Borgo Valsugana (Trento) l’hanno scoperta il 4 aprile scorso entrando in casa sua. Lei era già morta, distesa sul letto. «Molti anni fa ho cominciato a fare ricerche su internet per una morte pacifica», scrive ancora la donna, «la vita a volte è ingiusta, così ora penso di aver diritto alla liberazione e alla pace. Spero quando leggerete questa lettera di aver avuto successo...».
Sulla morte della donna indaga ora la Procura di Trento, ipotizzando il reato di istigazione al suicidio. Il fascicolo al momento è a carico di ignoti, ma il nome della professoressa era nella lista clienti di un uomo dell’Ontario (Usa) di nome Kenneth Law, sedicente ex ingegnere aeronautico e poi chef a Toronto, arrestato dalla polizia canadese, che negli ultimi due anni ha gestito alcuni siti web (ora chiusi dagli inquirenti) vendendo all’estero kit per aspiranti suicidi: mascherine facciali, nitrito di sodio, ma anche bombole di azoto, manometri, tubicini, sacchetti di plastica. Su Kenneth Law indaga da tempo l’Interpol del Canada, dopo la morte di almeno 4 persone nel Regno Unito, dove l’uomo si vantava di aver distribuito i suoi prodotti a «centinaia» di persone. Ma ora l’attenzione si è spostata in Italia perché nella sua lista clienti sono stati trovati anche nove acquirenti nostri connazionali, tra cui la professoressa originaria dell’Aquila ma da anni residente a Ronchi Valsugana, paesino di 400 anime in provincia di Trento. Una casa isolata tra i boschi, una vita da eremita. Una sola volta lei aveva telefonato al sindaco di Ronchi, Federico Ganarin: «Mi scusi se la disturbo, signor sindaco, può mettermi un lampione davanti casa mia? Sa, io esco solo di notte, sono molto malata, ho la sindrome di Lyme». L’Interpol Canada, quando ha scoperto i nomi degli italiani, ha avvisato a Roma la Direzione centrale della polizia criminale e subito sono scattate le ricerche: per la professoressa ormai era troppo tardi. Ma grazie all’impegno di tutte le questure e delle compagnie dell’Arma, gli altri 8 della «lista Law» sono stati individuati e a scopo probatorio sono anche stati sequestrati loro i kit per la dolce morte. Otto italiani residenti nelle province di Milano, Napoli, Roma, Lecco, Caserta, Bologna, Pavia e Monza, alcuni di loro con gravi problemi psichiatrici e già in cura nei centri di igiene mentale. (c.s.)