L’abitazione equivalente a peso d’oro

30 Ottobre 2016

Ecco la classifica: in un caso è stato concesso un milione di euro. Soltanto in centro storico le pratiche sono oltre 500

L’AQUILA. «L’Aquila bella mè, te vojo revedé» ma intanto io me ne vado, non si sa mai. Quando si rifaranno i conti di questa ingarbugliata ricostruzione aquilana si scoprirà che l’abitazione equivalente (mollo al Comune la casa brutta e danneggiata e me ne compro un’altra dove dico io, magari sulla costa, vista mare) sarà stata il vero “cancro” che forse sta minando alla radice la rinascita del capoluogo d’Abruzzo. Solo nel centro storico finora sono 511 coloro che hanno dato un calcio alla loro vetusta dimora e hanno deciso di andarsene altrove. Cosa che è costata allo Stato, per adesso, quasi 160 milioni di euro.

L’idea dell’abitazione equivalente era contenuta nell’ordinanza 3790 del 2009. Il governo si impegnava a pagare una casa tutta nuova al posto di quella che – c’era scritto – era crollata in tutto o in parte (almeno il 25 per cento). La filosofia doveva essere: ti ridò lo stesso valore del tuo antico “pertugio”. Su questo “stesso valore” cominciarono i problemi tanto che il 14 luglio del 2010 l’allora commissario Gianni Chiodi tirò fuori una nota a chiarimento. Che diceva quella nota? Che il valore di mercato per l’acquisto di una nuova abitazione equivalente è individuato utilizzando «il valore massimo – indicato dall’Agenzia delle entrate del territorio – del metro quadrato equivalente». Non solo: poco tempo dopo fu stabilito che per chiedere l’abitazione equivalente non era necessario che la casa fosse crollata, bastava decidere che demolire e ricostruire un palazzo costava meno che ristrutturarlo. A quel punto i proprietari degli appartamenti potevano chiedere l’abitazione equivalente. E la diga si aprì (vedi Pettino 201 o via dei Guelfi 21). Tanti “amanti” della città pensarono: «Chisse ne frega dell’Aquila bella mè. Meglio casetta bella mè e dove dico io». E oggi si scopre (i dati sono già sul sito Usra ma a fine mese saranno visibili a tutti anche sull’Open Data Ricostruzione, sito che nasce dalla collaborazione fra Usra e Gran Sasso Science Institute) che in più di 500, in centro storico, hanno deciso di mollare. In un caso per l’abitazione equivalente (con qualche misteriosa pertinenza visto che le schede sono due) è stata pagata 1.096.376 euro. Curiosità: la richiesta era di 1.095.516. Sono stati concessi 860 euro in più, forse per la festa d’addio all’avita dimora. C’è stato chi ha scelto l’equivalente rinunciando persino ad abitare in un palazzo vincolato. Alla fine della giostra il Comune sarà proprietario di quasi mezza città, l’altra metà è divisa fra Curia ed enti pubblici. Al posto del sindaco ci vorrà un immobiliarista. Ma non c’è problema. C’è un amministratore di condominio che (dati tratti dall’albo Pretorio) coordina la ricostruzione di 39 palazzi per una cifra totale di 113 milioni. Il bilancio del Comune si aggira sui 100 milioni. E vai...

1) continua