L’addio a Esposito nella chiesa del Suffragio

16 Novembre 2019

Oggi l’ultimo saluto al giornalista e scrittore ricordato anche dal sindaco di Montesilvano

L’AQUILA. Sulle scrivanie dei giornalisti, nell’epoca pre-Internet, c’erano enciclopedie, vocabolari e libri utili a fare ricerche rapide su argomenti di cui si sarebbe dovuto scrivere, ma dei quali si sapeva poco o nulla. Su una delle scrivanie della redazione del Centro, praticamente fino al 2009, c’è stato un libro di Amedeo Esposito intitolato “Abruzzo che fa notizia” pubblicato dall’editore Tazzi nel 1987. Oggi che la città dà l’addio a Esposito, deceduto a 87 anni (i funerali oggi alle 15 nella chiesa di Santa Maria del Suffragio in piazza Duomo) rileggere quel libro è ripercorrere la storia dell’Aquila (e non solo) del secondo Dopoguerra e toccare con mano le grandi capacità dell’autore.
Esposito è stato giornalista “innamorato” della sua città, scriveva con la sensibilità dello storico capace quindi di dare valore prospettico a ogni evento anche il più semplice e banale. Nel volume (con prefazione di Bruno Vespa) sono raccolte le sue corrispondenze per l’agenzia Ansa, corrispondenze che hanno fatto il giro del mondo: il terremoto del 1984, le visite pubbliche e private di Giovanni Paolo II, la funivia danneggiata da un masso, l’inaugurazione del traforo del Gran Sasso, la Perdonanza e poi l’arte, la storia, la tecnologia. Centinaia di pagine che, nonostante siano passati più di 30 anni dalla pubblicazione, non hanno perso smalto e fascino. Esposito aveva una grande curiosità intellettuale per il mondo che lo circondava. Era abituato a fare domande incisive e non si accontentava mai di risposte superficiali. Negli ultimi anni si era dedicato alla storia della sua città (ha scritto un libro fondamentale per la ricostruzione della figura di Carlo Confalonieri vescovo dell’Aquila negli anni Quaranta del secolo scorso) andando sempre alla ricerca di fonti attendibili anche quando ha dato un fondamentale contributo alla valorizzazione della tradizione, tutta aquilana, di Sant’Agnese. Ha continuato a scavare negli archivi fino alla fine.
Di recente aveva chiesto alla prefettura (e ottenuto) di poter consultare, all’Archivio di Stato, le carte del processo relativo alla tragica vicenda dei Nove Martiri aquilani (carte che sono ufficialmente secretate fino al 2021). Anche su quella vicenda voleva capire, scoprire, raccontare, cercando di avvicinarsi il più possibile alla verità. Ieri lo hanno ricordato in tanti sia sui social che con comunicati stampa. Per Stefania Pezzopane è stato «brillante difensore della storia e dei valori dell’Aquila, sempre pronto a segnalarmi disfunzioni, pericoli di scippi al capoluogo, possibili nuovi percorsi». Per il sindacato abruzzese dei giornalisti Esposito è stato «memoria storica dell’Aquila e d’Abruzzo, maestro di una generazione di colleghi che si sono formati alla sua scuola, con il suo rigore e la sua salda capacità di essere una guida per chiunque avesse bisogno di consigli». Un pensiero anche dal sindaco di Montesilvano, Ottavio De Martinis, per il quale «Esposito nella nostra città era molto amato, seguiva i fatti di Montesilvano e gli eventi culturali ed era molto attento alle dinamiche sociali del territorio. Ci mancheranno la sua gentilezza, le sue intuizioni, il suo animo critico e generoso».
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