L’addio a padre Corrado: «Ora sei con i tuoi malati»

Commozione a Colle di Roio per i funerali del cappellano emerito dell’ospedale Il ministro provinciale dei Cappuccini: «Hai portato frutti buoni di vita donata»
L’AQUILA. Padre Corrado Lancione torna a Colle di Roio. Non più al volante della vecchia Fiat 127 Special bianca con la quale faceva su e giù scarrozzando i parrocchiani. Il carro funebre si ferma nello slargo proprio davanti alla sua casa natale. È la prima benedizione al suo ritorno al paese d’origine. Poi il corteo – tutti in fila dietro alla croce velata di bianco – raggiunge la sommità del Colle, la chiesa realizzata dallo «zelo giovanile» dello storico parroco don Emilio Boccabella nel 1960. Era l’anno dell’ordinazione di padre Corrado, portato via dal Covid a 86 anni. S’inerpicano anche due frati Minori di San Bernardino, che concelebrano, con altri sacerdoti, la liturgia esequiale presieduta da padre Matteo Siro, ministro provinciale dei Cappuccini.
«FRUTTI BUONI». Viene proclamato il capitolo 21 di Giovanni, la terza apparizione del Risorto. All’ambone fra Armando Nardecchia, che fu battezzato proprio da padre Corrado. «Dopo un breve periodo di sofferta lotta contro il morbo che ci tiene costretti ormai da tempo», scandisce padre Matteo nell’omelia, «silenziosamente padre Corrado, col nobile tratto che lo contraddistingueva, se n’è partito da questo mondo, lasciando dietro a sé un sereno ricordo e una semplice e bella testimonianza di sequela del Signore». Un esempio di testimonianza e di missione additato ai confratelli e ai fedeli. «Compiere, nel nome di Gesù, opere alte e umili allo stesso tempo: questa fu anche l’esperienza di padre Corrado nei suoi lunghi e operosi anni di vita religiosa e di ministero trascorsi a contatto con le sofferenze della gente, sia in parrocchia sia accanto ai malati nelle cliniche e negli ospedali. La sua fede in Cristo, la dedizione alla Chiesa, e in particolare a questa Chiesa diocesana, la delicatezza del suo tratto unitamente all’incontrabilità che lo contraddistingueva lo ha fatto non solo apprezzare dalla gente, ma lo ha reso veicolo all’azione di Gesù, che ha trovato in Corrado uno strumento buono per incontrare le persone, rendersi riconoscibile ai sofferenti nel corpo e nello spirito. La Chiesa aquilana, e in particolare quella porzione che vive il mistero della sofferenza illuminata dalla fede, è stata la vigna del Signore e grazie anche alla paziente opera di Corrado ha portato frutti buoni, di amore e di vita donata, che rimangono nell'eternità di cui profumano». Padre Matteo partecipa la vicinanza del cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi e dell’emerito Giuseppe Molinari ai familiari, ai frati e a quanti hanno amato padre Corrado, «che ora, chiamato dal Signore all’altra riva, raccoglie i frutti abbondanti della pesca che nel nome di Cristo ha compiuto. Arrivederci in cielo, caro padre Corrado. Il nostro saperti tra le braccia di Gesù ci fa stare sereni». Il canto e la musica, che padre Corrado amava, scandiscono la celebrazione. Il parroco don Osman Prada rivolge parole commosse al cappellano emerito dell’ospedale. «Dalle persone più grandi si ha sempre qualcosa da imparare», dice, «e lui era sempre attivo e presente. Pochi minuti prima di celebrare la messa ci dicevamo: dov’è padre Corrado? E lui, puntuale, arrivava, a portare conforto e consolazione». Non manca il ricordo del mondo sanitario. Prende la parola il medico del 118 Americo Scarsella. «Padre Corrado ci ha fatto una brutta sorpresa. Era dei nostri, perché faceva parte della nostra comunità ospedaliera e della nostra città. Lo conoscevo da tanto tempo, la nostra amicizia si è rafforzata dopo i terremoti e la tragedia del nostro elicottero a Campo Felice. Esile, con la sua voce un po’ roca, ma sapeva arrivare al cuore delle persone. Io gli dicevo: noi abbiamo scelto di stare coi malati per professione, ma tu? Mi rispondeva: “è la mia missione”. Ora sono certo che starà lassù, coi suoi malati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

