L’addio degli appassionati di volo: «Cieli blu, Corrado. Ciao amico»

Cerimonia laica all’Aviosuperficie di Poggio Picenze dove il pilota stava atterrando durante lo schianto In arrivo la perizia decisiva sui rottami dell’ultraleggero precipitato: forse la causa è un guasto all’ala
L’AQUILA. «Cieli blu, Corrado». È con il tradizionale saluto degli appassionati del volo che la commossa folla di amici, ieri pomeriggio, ha dato il proprio addio a Corrado Mancinelli, il gioielliere e pilota di aerei 70enne, morto domenica scorsa nel tragico schianto del suo ultraleggero precipitato nelle campagne tra Fossa e Poggio Picenze, nei pressi dell’Aviosuperficie. È lì che era partito, è lì che stava cercando di atterrare, è lì che si è tenuto il suo funerale laico. Il giorno prima, mercoledì scorso, nella chiesa del cimitero dell’Aquila, c’è stato l’ultimo saluto a Maria Rita Vietri, l’amica di 64 anni che era con lui nel velivolo. Continuano le indagini per chiarire le cause dell’incidente: si è in attesa della perizia decisiva sui rottami dell’aereo.
Ieri, per l’ultimo saluto allo sfortunato pilota, i colleghi dell’Aeroclub dell’Aquila hanno allestito una cerimonia all’interno di uno degli hangar dell’Aviosuperficie. Fuori sono rimasti gli aerei, che avrebbero dovuto, nelle intenzioni degli amici, portare in cielo i saluti di addio. Ma il forte vento che ieri spazzava l’area ha sconsigliato il decollo.
Con il feretro al centro, le sedie intorno e una grande foto di Mancinelli, la scorta degli amici dell’Associazione Arma aeronautica e alcuni soci del club aquilano si sono avvicinati per dare il loro contributo. Il primo a parlare è stato il presidente dell’Aeroclub, Vincenzo Grimaldi. «Ho conosciuto Corrado tre anni fa», ha detto, «una persona splendida, solare e con la quale condividevo la comune passione per il volo. Un amico che riusciva sempre a trovare il modo di sorridere anche quando aveva qualche cruccio. “Una soluzione c’è sempre”, diceva».
Impossibili da contare gli aneddoti raccontati sul pilota. «Un giorno, mentre stavo atterrando, mi ha chiamato alla radio dicendomi che sulla pista c’era un cinghiale», ha raccontato Grimaldi. «Solo dopo aver riattaccato – e ripreso quota dopo aver abortito l’atterraggio – mi sono reso conto che era il primo di aprile».
E poi ancora: «Corrado rappresentava il vero spirito del diporto sportivo, era un vulcano di iniziative difficile da contenere. È grazie alla sua tenacia se oggi l’Aeroclub, dopo aver dovuto abbandonare la sede di Preturo, ha una nuova collocazione su questa aviosuperficie. Era la colonna portante di questo club, non so come faremo a fare a meno di lui. Ciao amico. Cieli blu», ha concluso il presidente tra gli applausi. «Questa sarà sempre casa tua, di Franca, dei tuoi figli Marco e Lorenzo: qui troverete sempre il calore di una famiglia», ha detto piangendo uno dei soci. «In aria siamo tutti uniti. Una distanza non potrà mai separarci davvero dagli amici».
Sul tragico incidente che è costato la vita a Corrado Mancinelli e Maria Rita Vietri la Procura dell’Aquila ha aperto un fascicolo a carico di ignoti. Sul 70enne gioielliere, il medico legale Giuseppe Calvisi ha condotto un esame autoptico che si spera, quando arriverà l’esito di tutti gli esami, possa contribuire a comprendere se la tragica virata che ha preceduto di pochi secondi lo schianto possa essere stata causata da un improvviso malore del pilota. Sul relitto dell’aereo ultraleggero posto sotto sequestro e portato in un deposito a disposizione della magistratura è al lavoro anche un perito inviato dall’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, da cui si attende la perizia decisiva. Si vaglia anche l’ipotesi di uno o più guasti tecnici: sotto osservazione ci sono le ali del velivolo. I testimoni oculari concordano, infatti, nel raccontare che lo schianto è stato preceduto da una brusca virata a bassa quota che lo ha portato prima contro gli alberi e poi contro il muro in cemento armato del depuratore di Fossa, una manovra che un pilota esperto come Mancinelli non avrebbe mai azzardato volontariamente.
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