L’agente arrestato va ai domiciliari

28 Aprile 2023

Il poliziotto penitenziario è accusato di aver introdotto dei telefonini in carcere

SULMONA. Lascia il carcere ma va agli arresti domiciliari. Massimo De Santis l’agente penitenziario di 53 anni arrestato in flagranza di reato mentre tentava di introdurre nella sezione dei detenuti alcuni telefonini cellulari, da ieri non è più recluso nel carcere di Roma dove era stato trasferito subito dopo l’udienza di convalida dell'arresto. Lo hanno deciso i giudici del tribunale del Riesame dell’Aquila che hanno accolto l’istanza presentata dal difensore del poliziotto, l’avvocato Alessandro Margiotta, sostituendo la detenzione in carcere con quella domiciliare. Nel suo ricorso l’avvocato Margiotta, pur ammettendo la violazione della norma da parte del suo assistito, cioè di aver introdotto all’interno del carcere i telefonici, ha sottolineato che non vi sarebbe alcuna prova che quei cellulari erano destinati ai detenuti. Da qui l’alleggerimento della misura cautelare da parte dei giudici del Riesame. Il poliziotto era finito sotto la lente della magistratura per aver introdotto tre micro cellulari nel carcere di massima sicurezza destinati, secondo l’accusa, ai detenuti. De Santis, dunque, lascia il carcere romano e torna nella sua casa di Sulmona dove vive da circa 15 anni. Il poliziotto penitenziario è infatti originario di Campobasso.
L’inchiesta del sostituto procuratore Stefano Iafolla era scattata lo scorso 25 ottobre dopo che un detenuto, fu sorpreso con tre cellulari in cella senza scheda. In quell’occasione il detenuto aggredì cinque agenti mandandoli in ospedale. Dopo quel fatto furono intensificati i controlli che permisero il sequestro di una ventina di telefoni arrivati in cella anche attraverso il ricorso ai droni. Il 12 aprile scorso l’arresto di De Santis che stava rientrando al lavoro dopo un periodo di malattia. L’agente, perquisito all’ingresso del carcere dai colleghi, era stato trovato in possesso di tre microcellulari. Davanti ai colleghi si era giustificato spiegando di aver portato quei telefoni per sbaglio, di averli cioè, dimenticati in tasca dopo averli acquistati a Napoli, a prezzo modico, per poi rivenderli ad amici e colleghi.
L’indagine della Procura mira a far luce sui rapporti che l’indagato ha avuto con i detenuti, potenziali destinatari dei telefoni e su eventuali complici però non ancora individuati. (c.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.