L’amarezza dei parenti di Marco: «Vogliamo giustizia, non i soldi»

I familiari di Liberatore, morto a 20 anni insieme a Sasà Di Padova (15), temono la prescrizione «Inaccettabile che per 7 anni l’imputata, che è una dirigente Anas, sia risultata irreperibile»
SULMONA. «Non è possibile che dopo sette anni ci troviamo al punto di partenza, con la prima udienza del processo che deve ancora iniziare. Abbiamo deciso di avviare questo procedimento giudiziario non per ricevere un ristoro economico, ma solo per fare in modo che tragedie come queste non avvengano mai più». Sono amareggiati i familiari di Marco Liberatore, il 20enne di Corfinio morto insieme a Salvatore Di Padova, detto Sasà, nella tragedia che vide il pulmino del Sulmona Rugby finire contro uno degli alberi che costeggiavano la statale 17, all’altezza dell’Altopiano delle Cinquemiglia, mentre i ragazzi tornavano a Sulmona. Parlano tramite il loro avvocato Alessandro Margiotta, che punta il dito sui tempi lunghi della giustizia. A distanza di 7 anni da quel tragico schianto, il processo è ancora fermo alla prima udienza e si avvia verso la prescrizione. Tutta colpa di ritardi e disfunzioni degli uffici giudiziari che fanno capo alla Procura, che non sono riusciti a notificare gli atti processuali all’unica imputata, la dirigente Simona Cicconi, responsabile aquilana dell’Anas per la sicurezza delle strade.
«Ci sono voluti 4 anni solo per notificare le carte all’imputata perché secondo le Poste Italiane e i carabinieri l’imputata, che bisogna ricordare è dirigente Anas e non una senza dimora, era sconosciuta e irreperibile». Il tragico schianto del pulmino contro un albero, letteralmente spezzato in due, nelle vicinanze della Casa cantoniera Anas, avvenne intorno alle 4 del pomeriggio del 18 gennaio 2014, in territorio di Rocca Pia. Dopo il violentissimo urto il pulmino, con gli 8 ragazzi a bordo, finì nella piccola scarpata. Sasà Di Padova, 15 anni, di Sulmona, morì sul colpo. Mentre Marco Liberatore, che era alla guida del mezzo, dopo aver lottato con tuttala forza dei suoi 20 anni, morì qualche giorno dopo all’ospedale dell’Aquila a causa della gravità dei traumi riportati nell’incidente.
I ragazzi, insieme ai dirigenti della squadra, erano di ritorno a Sulmona dopo aver partecipato a una manifestazione sportiva sulle piste da sci di Roccaraso, un torneo dimostrativo sulla stazione sciistica di Pizzalto.
In quell’occasione avevano giocato una partita con una rappresentativa del Napoletano. Tre i pulmini su cui viaggiavano dirigenti e rugbisti. Uno fu quello che uscì di strada provocando la tragedia per la quale la dirigente Anas è ora sotto processo. (c.l.)
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