L’amica di Greta: «Salveremo il mondo»

27 Settembre 2019

Intervista a Federica Gasbarro di ritorno da New York: «Ascoltiamo gli allarmi degli scienziati, azioni concrete dagli Stati»

ORTUCCHIO. Il suo posto sulla scena mondiale l’ha conquistato e con caparbietà tutta abruzzese si è dedicata a scuotere le coscienze. Suo uno dei 100 progetti che altrettanti giovani hanno proposto a New York per salvare il pianeta, un dispositivo per depurare l’aria dall’anidride carbonica attraverso fotobioreattori composti da microalghe. E la valigia che l’ha accompagnata sul volo di ritorno è stata riempita dagli insegnamenti e dalla speranza di aver qualcosa per il mondo. Lei, Federica Gasbarro, la Greta italiana d’origine marsicana (i genitori sono di Ortucchio e San Benedetto dei Marsi), è stata l’unica rappresentante dell’Italia al primo Vertice Onu dei giovani sul clima.
Qual è il messaggio che ci porta da New York?
«Un messaggio positivo, perché non si è trattato di un summit esclusivamente basato sulle parole, ma come detto anche dal segretario generale Guterres è stato un summit volto all’ambizione degli Stati, un’ambizione che si traduce nei progetti che ognuno ha portato e presentato. Un messaggio forte e importante perché forse, per la prima volta, ci stiamo orientando verso azioni concrete».
Che cosa vi siete dette con Greta Thunberg e qual è, se c’è, l’insegnamento dell’attivista svedese? Cosa direbbe a chi la contesta?
«Ci siamo salutate e abbiamo scambiato poche battute. A chi contesta Greta dico che siamo in Paesi civili e liberi di criticare, cercate però di documentarvi. Se non vi sta simpatica Greta ok, se non vi stanno simpatici i Fridays For Future va benissimo, però dedicatevi comunque allo studio e abbiate la consapevolezza sulla materia perché i cambiamenti climatici sono veri e reali, lo dicono gli scienziati. L’insegnamento di Greta vuol essere anche questo, un invito a documentarsi su ciò che accade».
I suoi genitori arrivano dall’Abruzzo: come vi rapportate rispetto ai temi ambientali?
«I miei sono stati sempre attenti al tema e mi seguono. Con qualche amico o amica, persone più lontane, è un rapporto un po’ più difficile perché tante volte non capiscono la motivazione dietro a una mia richiesta o a un mio gesto. Lo stile di vita della nostra famiglia è sempre stato molto green, adesso lo è di più. A volte mi dicono, o ci dicono, che siamo un po’ troppo fissati. Ma ho la fortuna che tanti non hanno, non devo fare lotte perenni coi miei genitori per affermare le ragioni. Sarà che sono abruzzesi, ma essendo nati e cresciuti nella natura hanno una sensibilità diversa».
Come immagina gli scenari futuri: si arriverà per esempio a circolare solo con auto elettriche o al plastic free?
«Sì, per forza, nel senso che non c’è alternativa: o si fa così o non si andrà avanti. Ci saranno grandissimi cambiamenti che ci costringeranno a rivedere il modo di produrre oggetti, stili di vita, tutto... Volenti o nolenti sarà così e anche gli Stati, da quello che ho sentito al summit, sono estremamente propensi in questa direzione».
Qual è il primo segnale che dovrebbe dare il governo italiano?
«Non posso rispondere perché Fridays For Future è un movimento apolitico e apartitico. Non entro nel merito di ciò che deve o non deve fare il governo italiano perché non è lo scopo del movimento. Diciamo a tutti i governi del mondo, compresa l’Italia, di ascoltare la scienza».
Che cosa deve fare le gente comune per tutelare l’ambiente e lei che cosa fa nella vita di tutti i giorni?
«La prima cosa che dovrebbe fare è informarsi sul problema, solo così si comprende davvero l’entità della crisi che stiamo affrontando e si può passare ad azioni pratiche. Nella vita di tutti i giorni mi sono guardata attorno e mi sono detta: quali oggetti posso sostituire per essere sostenibile? E lì ho scoperto un mondo, dalla pellicola di plastica per coprire gli alimenti che viene sostituita con tessuti di origine naturale che aderiscono allo stesso modo e sono biodegradabili, alle cose più banali come una borraccia e la bicicletta. Ancora, anziché l’evidenziatore in plastica utilizzo il matitone. In cucina ci sono tanti spazzolini o attrezzi per lavare i piatti che possono essere sostenibili, ci sono accendini che si ricaricano alla luce del sole. E poi occorre ridurre il consumo di carne: sono abruzzese e mi piacciono da morire gli arrosticini, lo confesso, però sto cercando di ridurre il più possibile per iniziare un cammino verso il non utilizzo della carne. Non so se ci riuscirò mai, me lo auguro. Che altro ancora? Spazzolini di bambù, salviette struccanti di bambù, ce ne sono tante di soluzioni. A ogni oggetto che si ha davanti può esserci un’alternativa, su internet si trova di tutto e anche i prezzi si sono abbassati notevolmente vista la tematica e l’importanza che ha».
Ma non crede che ci sia troppo allarmismo?
«L’allarmismo di adesso scaturisce dal fatto che finora non è stato fatto abbastanza, anzi non è stato fatto quasi niente. Se andremo avanti di questo passo gli effetti dei cambiamenti climatici che stiamo vedendo saltuariamente saranno accentuati al 100%. È scienza, non lo dico io, non lo dice il movimento, non lo dice Greta, basta leggere il rapporto e i grafici delle Nazioni Unite per capire che non è allarmismo sterile. Vorrei non fosse così, potrei studiare più serena invece di organizzare scioperi in piazza».
La critica che le ha dato più fastidio?
«Più che altro parlerei di messaggi cattivi, non di critiche. Tipo, mi dicono di studiare invece di perdere tempo. Oppure mi dicono di aver visto sui social una foto dove c’era una cannuccia di plastica, ma avevo 8 anni ed ero al McDonald’s. Tanta superficialità. Nella vita si cambia, non dico che vivo a impatto zero perché è quasi impossibile nella società attuale però faccio del mio meglio per cambiare».
Che cosa si porta dietro da questa avventura?
«Sicuramente tanti insegnamenti e un’esperienza di vita per la nostra Terra».
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