L’anticipo dei contributi salva le imprese e i piccoli artigiani

17 Marzo 2017

Emendamento dei deputati abruzzesi per far avere il 20% al momento dell’apertura del cantiere Piccone (Ncd): «Finora ci hanno guadagnato solo le banche». Barattelli (Ance): si sblocca la liquidità

L’AQUILA. Un emendamento per estendere l’anticipo del 20% anche alle imprese per la ricostruzione dell’Aquila – e negli altri comuni del cratere – è stato presentato dai deputati abruzzesi alla Camera, primi firmatari Filippo Piccone e Paolo Tancredi, del Ncd, e Antonio Castricone, del Pd, insieme a Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia. L’emendamento è già passato in Commissione bilancio e dovrebbe essere approvato dalla Camera entro un paio di settimane. Poi andrà al vaglio del Senato.

In caso di accoglimento, le imprese che lavorano alla ricostruzione dell’Aquila potranno avere, al momento della cantierizzazione, l’anticipo del 20% della somma totale dell’appalto.

COSA CAMBIA. «Finora le imprese che si occupano della ricostruzione dell’Aquila possono accedere soltanto al 2% di anticipo, in caso di cantierizzazione, e al 10% per le demolizioni, in caso di anticipazione dei lavori», dice Ettore Barattelli, presidente dell’Ance della della provincia dell’Aquila, «altrimenti si va avanti con gli stati di avanzamento».

AIUTO ALLE IMPRESE. «Con l’emendamento presentato dai deputati abruzzesi, si dà un grandissimo aiuto alle imprese e, soprattutto, ai subappaltatori, che spesso devono chiudere bottega perché non vengono pagati. Si risolvono i problemi di liquidità di cassa delle imprese», aggiunge Barattelli.

LA TUTELA. Uno dei pericoli, come ha sottolineato l’onorevole Filippo Piccone, potrebbe essere la poca serietà delle imprese, ovvero: prendono l’anticipo e poi falliscono.

«Sotto questo aspetto c’è una tutela assicurativa», spiega Barattelli, «perché quando si vince l’appalto, oltre alle maglie sempre più fitte della rete di controlli, bisogna presentare una polizza assicurativa a garanzia. È previsto dal codice contratti, per quanto riguarda gli appalti pubblici, e lo abbiamo esteso anche a quelli privati per la ricostruzione. Quindi in caso di fallimento di un’azienda, c’è la tutela assicurativa».

SUBAPPALTI. Barattelli sottolinea come le imprese si siano impegnate anche, a maggiore tutela e trasparenza, «a certificare e poi esibire le somme liquidate alle aziende subappaltatrici. Finora le imprese possono presentare solo un’autodichiarazione, ma non è certo che quei soldi in effetti siano finiti nelle tasche delle piccole aziende che hanno preso i lavori in subappalto, come idraulici, piastrellisti, elettricisti e così via».

GENESI EMENDAMENTI.

Gli emendamenti presentati dai deputati abruzzesi, nascono da una riunione voluta dai costruttori, dall’Ance quindi, che ha coinvolto tutte le componenti della ricostruzione, dall’Usra, ai Comuni, alla Regione, Provincia e altri uffici.

«Da questa riunione sono nati gli emendamenti, che non riguardano solo l’anticipo alle imprese, ma anche – ad esempio – l’abolizione del riacquisto delle abitazioni equivalenti fuori dal cratere», precisa Barattelli.

ERRANI HA GIÀ RECEPITO.

«Il ministro Errani, d’altronde, ha già recepito quello che per noi è un emendamento», ha concluso il presidente Ance, «perché l’anticipo alle imprese del 20% è già stato riconosciuto nel decreto del nuovo cratere del Centro Italia. Come Ance, ora, chiediamo il sostegno di tutte le forze politiche, ora alla Camera e poi al Senato».

QUARTO TENTATIVO. «È la quarta volta che ci proviamo», afferma il deputato Filippo Piccone, «ed è vergognoso, perché si tratta di soldi pubblici già stanziati, cioè che sono già nelle banche dell’Aquila».

LE BANCHE. «Allora chiedo», dice Piccone, «qualcuno in tutto questo tempo ha fatto e sta facendo gli interessi delle banche? Perché finora ci hanno guadagnato soltanto loro, con gli anticipi alle imprese e gli interessi che poi gli istituti di credito prendono».

In questo modo le banche ci guadagnano due volte: la prima, tenendo i soldi erogati dalla Stato in cassaforte; la seconda, applicando gli interessi alle imprese, costrette a chiedere finanziamenti per anticipare i lavori e arrivare al primo stato di avanzamento. Un meccanismo perverso, che finora ha decreato la chiusura di diverse imprese appaltatrici e di piccoli artigiani».

CHIA HA GUADAGNATO?

Chi ha guadagnato, quindi, finora in tutto questo? Come afferma Piccone, «le banche», con l’aggravante che quel denaro fermo nel caveau non era in circolo nella città. «Se questo emendamento passerà – e sono sicuro che ce la faremo – rimetteremo in moto miliardi di euro in cirolazione all’Aquila», sostiene l’onorevole. «Questo sistema è già rodato per gli appalti pubblici. Per la ricostruzione privata, invece, il governo non ha legiferato in questo senso. Ed è una contraddizione, perché i soldi depositati nelle banche, già stanziati per la ricostruzione dell’Aquila, sono soldi pubblici, dello Stato. Quindi, è come se fossero appalti pubblici. Con questo emendamento», conclude il deputato del Nuovo centro destra, «abbiamo raccolto il grido di dolore dell’Ance e di tutto il mondo imprenditoriale aquilano. Inoltre, si tratta di un’operazione a “costo zero”, perché i soldi che tira fuori lo Stato sono sempre quelli, non ci sono somme in più».

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