L’appello di Anastasio: «Le case su faglia attiva vanno tutte spostate»

17 Febbraio 2023

Nel solo territorio di Pizzoli ci sono cinquanta edifici a rischio Il coordinatore dei sindaci del cratere lancia l’allarme

PIZZOLI. «Tutti gli edifici che si trovano a cavallo delle faglie attive e capaci (Fac) devono essere trattati con le stesse misure previste per quelli danneggiati, a partire dalla delocalizzazione». Ha esordito così il coordinatore dei sindaci del cratere e primo cittadino del comune di Pizzoli, Gianni Anastasio, parlando della decisione del commissario per la ricostruzione, Guido Castelli, di escludere dalla delocalizzazione le abitazioni agibili, ma ricadenti sulle faglie attive. Sono circa 50 i casi di edifici non danneggiati dal sisma, ma costruiti in sede pericolosa, nel solo territorio di Pizzoli. La mappatura, conclusa a luglio 2022, riguarda le faglie di Norcia, Preci, Macerata, Ussita, Capitignano, Montereale, Barete, Pizzoli, Leonessa, Cittaducale, Rieti, Cantalice, Rivodutri e Ortolano di Campotosto. Lo studio, a cui hanno lavorato per due anni oltre cento tecnici, ha dettato nuovi criteri per la ricostruzione. Per gli edifici danneggiati che si trovano sulle faglie attive è prevista la ricostruzione in altra sede, appunto la delocalizzazione.
«Non possiamo lasciare che i cittadini vivano in edifici che, sebbene oggi siano integri, sono in una posizione di potenziale pericolo. Lo studio sulle Fac», ha spiegato Anastasio, «è stato completato la scorsa estate e da subito ci siamo confrontati con l’allora commissario per la ricostruzione Giovanni Legnini sulla necessità di intervenire in questi casi di potenziale pericolo. Oggi rinnovo l’appello al nuovo commissario per la parificazione del trattamento per ogni abitazione che insiste sulle Fac. Si deve pianificare un percorso di prevenzione, con tutti gli enti locali, per quei cittadini che oggi sanno di trovarsi in una condizione di pericolo, ma che non sanno come poter affrontare e risolvere il loro problema da soli», ha concluso Anastasio.
Lo studio sulle “Fac” è rivelatore della condizione del sottosuolo. Le faglie attive e capaci rappresentano una pericolosità sismica aggiuntiva, in quanto in caso di sisma possono determinare un dislocamento della superficie topografica, danneggiando tutto quello che è stato costruito sopra.
Lo studio tecnico consente ora di avere una conoscenza approfondita circa i luoghi dove poter costruire e dove invece si rende necessario delocalizzare per motivi strettamente legati alla sicurezza.
«Attraverso questi dati» ha commentato l’altro giorno il nuovo commissario straordinario nel vertice che si è tenuto proprio per illustrare i contenuti di tale studio, «siamo ora nella condizione di poter individuare le zone di rispetto e le distanze che gli edifici devono avere per limitare gli effetti dovuti alla presenza di faglie Fac»
In quanto alla situazione di Pizzoli Castelli ha, però, aggiunto, sempre nel corso dell’incontro con i rappresentanti degli enti che hanno dato il proprio apporto tecnico alle realizzazione dello studio, «di essere consapevole di dover occuparci delle criticità emerse nelle zone di rispetto, in particolare a Pizzoli, Norcia e Rieti. Località», ha specificato Castelli, «dove gli edifici danneggiati saranno delocalizzati in zone sicure». Il tutto rinviando in prospettiva, «il problema di come gestire quegli edifici che, pur essendo agibili, si trovano comunque in queste aree pericolose». Ed è proprio su questo che punta, invece, Anastasio. Da qui l’appello al nuovo commissario straordinario, «affinché ogni abitazione sulle Fac ( anche se agibile) riceva uguale trattamento e a pianificare, quindi, un percorso di prevenzione che riguardi tutti i cittadini che, attraverso questo studio, sanno di trovarsi in situazione di pericolo ma che non possono risolvere da soli il problema senza avere aiuti». (n.a.)
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