L’appello di monsignor Fusco per il lavoro e la coesione sociale

Il vescovo traccia il bilancio di questi primi quattro anni trascorsi nella diocesi Sulmona-Valva: «Abbiamo cercato di superare le avversità con la preghiera, ora nelle parrocchie c’è gran fermento»
SULMONA. Oggi, come quattro anni fa, nel corso della celebrazione della messa, alle 17 nella cattedrale di San Panfilo, il vescovo Michele Fusco parlerà del futuro che attende la Chiesa. Traccerà le linee guida del prossimo anno che coincide con il Sinodo della Chiesa. Quattro anni nel corso dei quali, il Pastore della diocesi ha imparato a conoscere e ad amare la storia, le tradizioni e il carattere della sua nuova famiglia nel cuore dell’Abruzzo, un territorio più aspro e sicuramente diverso dalla Campania sua terra d’origine. «Il primo anno è stato di conoscenza e di approfondimento», spiega monsignor Fusco, «in primis con i sacerdoti e poi con le comunità che via via ho imparato a conoscere meglio. Questo territorio è un contesto molto diverso rispetto al mio, ma la nostra formazione di sacerdoti mi ha permesso di adattarmi presto alle nuove situazioni, per questo non ho avuto difficoltà nell’entrare in questa nuova e bella realtà.
IL RAPPORTO CON LA POLITICA
«Con i sindaci del territorio della diocesi ho un rapporto molto personale», spiega il vescovo, «ho il telefono di quasi tutti e ci sentiamo con molta frequenza. Il nostro è un rapporto diretto, senza barriere. Così come quello che ho con le altre istituzioni e con le forze dell’ordine; tutti non esitano a chiamarmi, come io faccio con loro quando c’è bisogno di confrontarsi su problemi o iniziative che riguardano il territorio».
LA PANDEMIA
Gli ultimi due anni sono stati caratterizzati dalla pandemia che ha colpito duramente anche la Chiesa, con la chiusura dei luoghi di culto e con lo stop ai più importanti eventi religiosi che soprattutto in questa parte dell’Abruzzo sono pieni di storia e di significato: Madonna che scappa in piazza, San Domenico a Cocullo, le celebrazioni per la Madonna della Libera, solo per citare le più conosciute. «Abbiamo cercato di superare le avversità attraverso la preghiera e il raccoglimento», prosegue il presule. «Adesso stiamo facendo un cammino che si chiama percorso sinodale. Un cammino iniziato già da ottobre che ci porta a generare un movimento di incontri tra piccoli gruppi, nel rispetto delle norme imposte dalla pandemia, una vivacità nuova che parte dal basso, dai laici, dalle persone semplici a quelli che sono i nostri collaboratori. In questo momento c’è una situazione nuova nelle parrocchie, un fermento direi, che spero possa regalarci belle sorprese a livello di partecipazione ecclesiale, non tanto di numeri ma di qualità».
le necessità DEL TERRITORIO
«A livello ecclesiastico servirebbe una genuinità evangelica, cioè un ritornare a vivere il Vangelo in modo semplice, senza tante strutture e tante cose che nel tempo si sono costruite. A livello sociale bisognerebbe, prima di tutto, creare più opportunità di lavoro attraverso una maggiore coesione e collaborazione tra le varie istituzioni.
SULMONA Centro DELLA DIOCESI
«Sulmona ha tante risorse e capacità», aggiunge il vescovo, «ma le persone per poter dare il meglio devono trovare un punto di incontro. Ciò a partire dai poli culturali che devono lavorare insieme e proporsi come unica realtà per essere più forti soprattutto in un momento in cui possono contare su consistenti risorse economiche garantite dal Pnrr. La presenza, invece, segna il mio rapporto con la città e il territorio con le loro istituzioni», conclude monsignor Fusco. «Presenza in tutti i luoghi nei quali questo territorio vive: nei piccoli centri come in quelli più grandi di Sulmona, Pratola Peligna , Castel di Sangro, seguendo il cammino della società civile. Sia nei momenti di sofferenza e di grande crisi, che in quelli di gioia, di festa, non verrà mai meno la mia personale presenza e neppure quella dei parroci che operano sul territorio».
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