L'Aquila, a marzo lo stop definitivo all'Autonoma sistemazione

I 700 nuclei familiari destinatari del contributo saranno trasferiti al Piano Case. L’assessore Pelini: recuperati dal Comune 400mila euro erogati ma non dovuti
L’AQUILA. La scadenza è a marzo, quando l’era del contributo per l’autonoma sistemazione (Cas) cesserà in nome di una razionalizzazione delle spese post-sisma imposta dallo Stato e che sinora è costata diversi milioni di euro all’anno. Cesseranno, così, di essere assistite le mille persone (700 nuclei familiari) che ancora percepiscono tale contributo, concesso dallo Stato per dare una forma di sostegno alle famiglie rimaste senza casa dopo il terremoto del 6 aprile 2009, e che negli anni è stato comunque ridimensionato. Non solo il Cas: anche le altre forme di assistenza onerose, come gli affitti concordati e il fondo immobiliare, cesseranno a fine febbraio.
Intanto, a breve arriveranno oltre 11 milioni di euro per coprire questo ultimo miglio di assistenza ed erogare i contributi relativi ai mesi di ottobre, novembre e dicembre 2014 rimasti scoperti, consentendo al Comune anche di recuperare le somme anticipate fino a settembre. La conferma dello sblocco delle risorse, che provengono dalla delibera Cipe del primo agosto 2014, è arrivata dalla sottosegretaria all’Economia Paola De Micheli, di recente in visita all’Aquila. Finisce, dunque, il tanto controverso Cas, spesso finito nel mirino delle polemiche (e della magistratura) per contributi ottenuti senza averne il diritto, e che nel solo mese di gennaio 2014 è costato 1,2 milioni di euro, cifra poi scesa a poco più di 730mila euro nel giugno successivo. Ai cittadini aquilani che perderanno il Cas saranno offerti gli alloggi del progetto Case e dei villaggi Map (Moduli abitativi provvisori). Dove attualmente vivono ancora in totale 13277 persone.
«Continueremo nell’opera di razionalizzazione delle risorse», spiega l’assessore all’Assistenza alla popolazione Fabio Pelini. Intanto il Comune ha recuperato 400mila euro di contributi non dovuti in poco più di cinque mesi di lavoro, di cui 94mila soltanto nel mese di dicembre. «È il risultato di un’indagine capillare sulle posizioni aperte dal 2009 a oggi», ha spiegato, «soldi pubblici che torneranno nella disponibilità dello Stato». In sostanza, «saranno chiamati a restituire il contributo mensile post-sisma tutti coloro che lo avevano percepito in maniera dolosa, o più di quanto gliene spettava. Adesso», ha aggiunto l’assessore, «dobbiamo concentrarci sulle politiche nelle new town anche per altre tipologie di persone», ossia famiglie non necessariamente danneggiate dal terremoto ma, ad esempio, giovani coppie. «Per quella data», ha chiarito Pelini riferendosi al prossimo mese di marzo, «chiameremo gli ultimi 700 nuclei ancora in autonoma sistemazione per offrire gli alloggi post-sisma».
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