L'Aquila, al Salone della Ricostruzione il dramma delle imprese in crisi

Di scena anche la protesta dei lavoratori della Sacci: "Qui il più grande cantiere d'Italia, ma il nostro cemento non viene usato. Posti di lavoro a rischio". Il sottosegretario all'Economia De Micheli: "Entro giugno le norme per utilizzare le ingenti risorse disponibili"
L'AQUILA. Inaugurato questa mattina alla presenza del sottosegretario all'Economia con delega alla ricostruzione dell'Aquila Paola De Micheli il quinto Salone della Ricostruzione, che si svolgerà fino a domenica 10 maggio nel capannone ex Agriformula di Bazzano. Dopo la benedizione dell'arcivescovo Giuseppe Petrocchi, il taglio del nastro e l'incontro con operatori e imprese presenti alla fiera. «Nei prossimi due mesi, entro la fine di giugno, con provvedimenti ad hoc, legislativi e amministrativi e delibere Cipe, il governo dovrebbe chiudere tutte le partite aperte sulla ricostruzione post-sisma dell'Aquila». Così, dopo il taglio del nastro, ha parlato la De Micheli, che per partite aperte intende «le norme di governance, di trasparenza, le procedure accelerate e ovviamente le assegnazioni di personale per portare a regime la possibilità di utilizzare le ingenti risorse disponibili».
«Questa quinta edizione del Salone è matura come il percorso di ricostruzione. Il processo è a buon punto e anche le realizzazioni concrete. È stato fatto un lavoro straordinario tra istituzioni locali e governo». Così il vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Giovanni Legnini, a margine dell'inaugurazione del 5° Salone della ricostruzione. In relazione alla proposta di nuove regole sui lavori privati e altri aspetti, di cui lo stesso Legnini ha curato la stesura quando era sottosegretario alla Ricostruzione, ha aggiunto: «Si tratta di un testo base che aiuta a completare la necessaria strumentazione normativa in direzione della trasparenza, dell'efficienza, della qualità e della legalità che sono obiettivi necessari. Ora la parola va al governo e al parlamento che devono approvare il testo, mi auguro al più presto», ha concluso. Presenti al taglio del nastro anche il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente e il presidente di Carsa Roberto Di Vincenzo, presidente della Camera di commercio di Chieti.
Ma l'inaugurazione del Salone della Ricostruzione ha rappresentato anche il momento giusto per parlare del problema delle imprese aquilane rimaste senza lavoro e in grave crisi. “Il cantiere più grande è quello dell’Aquila, e qui il nostro cemento non viene usato. Sin dal tempo della costruzione del progetto Case siamo stati esclusi a priori dalla filiera edile, pur avendo uno stabilimento funzionante, a chilometro zero. Invece, il cemento è stato – e viene tuttora – acquistato altrove per rifornire i cantieri del cratere sismico”. Questa la denuncia dei lavoratori della Sacci di Cagnano Amiterno, uno dei siti del grande gruppo cementiero romani in crisi almeno dal 2012, quando intraprese il concordato in bianco. Oltre a Cagnano, in Abruzzo un altro stabilimento è a Pescara, anche per esso il futuro è incerto. I vertici del gruppo cementifero hanno annunciato di voler mettere i dipendenti dell'impianto in cassa integrazione a zero ore per sei settimane (dal 18 maggio al 27 giugno). Se così fosse, sarebbero 88 i lavoratori (già in ferie forzate da lunedì, quando è scattato un nuovo concordato e con un mese di stipendio arretrato) che resterebbero fermi. “Veniamo da una crisi profonda, abbiamo accettato ritardi degli stipendi e dimostrato molta pazienza, ora chiediamo alle istituzioni presenti al Salone della ricostruzione di aiutarci in questa battaglia”, spiegano i dipendenti in presidio davanti ai cancelli della fiera della ricostruzione in corso all'ex Agriformula di Bazzano. (Marianna Gianforte)

