L’Aquila-Amatrice, stop del Tar all’appalto
Annullato il verbale che dichiarava anomala l’offerta della Astaldi. I lavori erano stati affidati alla Toto
L’AQUILA. Tutto da rifare per quanto riguarda l’affidamento dell’appalto per la progettazione esecutiva e la realizzazione della dorsale Amatrice-Montereale-L’Aquila. Il tratto interessato è quello relativo al quarto lotto della strada statale Picente, dallo svincolo di Marana allo svincolo di Cavallari. La prima sezione del Tar Abruzzo, infatti, ha annullato il verbale della gara dello scorso 11 settembre, durante la quale era stata dichiarata anomala l’offerta presentata dalla Astaldi spa, che si era classificata al primo posto. Durante la stessa seduta l’Anas aveva quindi affidato in via provvisoria l’appalto alla diretta concorrente, l’impresa Toto Costruzioni Generali spa, aggiudicazione divenuta definitiva il 29 settembre. Contro la decisione dell’Anas ha presentato ricorso la società Astaldi, rappresentata dagli avvocati Leonardo Frattesi e Marco Annoni, con domicilio eletto presso l’avvocato aquilano Fabrizio Foglietti. A far piazzare la Astaldi al primo posto era stata l’offerta migliorativa consistente nella realizzazione di un cunicolo di emergenza da affiancare alla galleria stradale principale. Questa proposta, tuttavia, secondo quanto rilevato in sede di gara, presentava «connotati di incertezza e contraddittorietà» a causa della mancanza di una dimostrata disponibilità di una fresa necessaria alla realizzazione delle opere, oltre che per la presunta inidoneità del mezzo «alle occorrenze progettuali delineate nella proposta tecnica della stessa Astaldi». Come hanno rilevato i giudici amministrativi di primo grado (Antonio Amicuzzi, presidente, Paolo Passoni, estensore, Lucia Gizzi, referendario), la Astaldi invece ha dimostrato di potersi avvalere di una ditta intermediaria per la fornitura della fresa «alle condizioni tecnico-economiche e con le modalità di tempo e di luogo specificate nel preventivo, risultando così attestata l’effettività del macchinario indicato per il periodo necessario all’esecuzione dell’appalto; né alcuna prescrizione della lettera di invito – si legge nella sentenza – imponeva ai concorrenti di dimostrare il titolo di proprietà di eventuali macchinari o attrezzature strumentali all’esecuzione dell’appalto». Nel rilevare che la Astaldi non aveva alcun obbligo di provare di essere proprietaria della fresa, ma soltando di poterne disporre, i giudici del Tar hanno anche respinto l’appello incidentale proposto da Toto Costruzioni.

