L’Aquila capitale della cultura, si decide

Dieci città in corsa. Stamani l’annuncio della commissione sul riconoscimento e il premio da un milione per le iniziative
L’AQUILA. L’idea ispiratrice della candidatura attinge al kintsugi, l’arte giapponese di riparare vasi rotti con l’oro, rendendo le fratture occasione di rinnovata bellezza. Una suggestione profondamente connessa alla storia dell’Aquila e del cratere, dopo il sisma del 2009. Così la città, dalle ferite fisiche e sociali, trae forza e vigore per una stagione di rinascita, restituendo forma al suo patrimonio storico-artistico. Come anche alle forti tradizioni e identità locali: quel ricchissimo panorama di competenze e talenti scientifici, artistici e culturali che è all’esame della commissione. In mattinata si conoscerà il verdetto. E L’Aquila saprà se, dopo il traguardo della Perdonanza, della transumanza e dell’alpinismo patrimonio Unesco, titoli ottenuti lo scorso anno e legati a doppio nodo all’identità territoriale, potrà chiamarsi anche Capitale italiana della cultura. Alle 12, nell’Auditorium del Parco del Castello, il sindaco Pierluigi Biondi terrà una conferenza stampa sull’esito del verdetto di proclamazione.
CHI È IN CORSA. A contendersi il titolo – e il premio da 1 milione – un parterre di assoluto prestigio. Insieme all’Aquila figurano città e borghi italiani come Ancona, Bari, Cerveteri (Roma), Pieve di Soligo (Treviso), Procida (Napoli), Taranto, Trapani, Verbania (Verbano-Cusio-Ossola) e Volterra (Pisa). Scelta ardua per la giuria, presieduta da Stefano Baia Curioni, di cui fanno parte Salvatore Adduce, Francesca Cappelletti, Roberto Livraghi, Cristina Loglio, Franco Iseppi e Giuseppe Piperata, che dovranno analizzare minuziosamente i dossier pervenuti e decretare la Capitale italiana per la cultura del 2022. Titolo che avrà la durata di un anno. La candidatura dell’Aquila era stata lanciata, inizialmente, per il 2021 ma, a causa dell’epidemia pandemica, Parma già Capitale della cultura 2020, si è vista estendere il riconoscimento anche all’anno successivo. Facendo slittare, di dodici mesi, le successive candidature. Ma è arrivato il momento del verdetto finale.
IL PERCORSO. Nel dossier, presentato il 31 luglio 2020, che porta la firma del professor Pier Luigi Sacco, docente di economia della cultura all’Università Iulm di Milano, si fa menzione di quattro assi portanti del progetto: ripopolare la città, promuovere un nuovo modello di sviluppo, diventare centro di riferimento a livello europeo sulla resilienza e formulare una strategia di sviluppo con le altre aree interne. Superando l’idea che L’Aquila assume, nell’opinione pubblica italiana e internazionale, di città colpita dal terremoto. E sottolineando come «la rigenerazione dell’Aquila attraverso la cultura passi per la combinazione di energie e stimoli capaci di intercettare e restituire il senso dell’identità cittadina nella prospettiva del riscatto». Rinascere, con la cultura è ri-vivere, dando nuova anima ai luoghi, ri-esplorare, disegnando nuovi percorsi di rinascita e ri-pensare, oltre il consueto, abbandonandosi alla conoscenza di nuovi orizzonti.
I SOSTENITORI. «La Capitale italiana della cultura è una competizione sull’innovazione», secondo Sacco, «e sulla capacità di portare la cultura al centro di una nuova visione di sviluppo locale e all’interno della vita sociale. Da questo punto di vista, L’Aquila è pronta». A sostenere la candidatura nomi noti del panorama artistico e culturale internazionale tra cui il fotografo Gianni Berengo Gardin, gli scrittori Pietrangelo Buttafuoco e Dacia Maraini, il musicista Nazzareno Carusi, i giornalisti Bruno Vespa e Paolo Mieli, lo scienziato Carlo Rubbia, il linguista Francesco Sabatini, l’attore Giorgio Pasotti, il regista Pierfrancesco Pingitore e la cantante Simona Molinari.
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