L’Aquila, festa per i 95 anni nel ricordo di Italo Acconcia: lo stadio porta il suo nome

Il difensore, scomparso nel 1983, esordì coi rossoblù e salì fino alla serie A Da allenatore fu tra i primi a scoprire le qualità di Paolo Rossi e Cabrini
L’AQUILA. Un tempo, lo stadio che oggi porta il suo nome gli aquilani lo chiamavano “Acquasanta”. Poi, nel 2016, l’assessore allo sport del Comune dell’Aquila dell’epoca, Emanuela Iorio, propose di dare allo stadio appena ristrutturato il nome di Italo Acconcia. Ci fu un dibattito tra chi voleva dare al nuovo stadio il nome della montagna che appare in lontananza, il Gran Sasso. Alla fine si decise un po’ salomonicamente di lasciare i due nomi, stadio Gran Sasso-Italo Acconcia. Ed è questo il nome dell’impianto in cui L’Aquila cerca gloria. Il Centro ricorda Acconcia nella settimana che porta ai festeggiamenti per i 95 anni di vita del club rossoblù.
CHI ERA?
Ma chi era Acconcia. La domanda potrebbe essersela fatta il tifoso frettoloso che arriva allo stadio e legge quel nome composto immaginando un carneade qualsiasi. E invece no, perché Italo Acconcia, classe 1925 da Castelvecchio Subequo, morto a Firenze nel 1983 a soli 57 anni, è uno di quei personaggi che hanno lasciato al mondo del calcio un ricordo straordinario da giocatore, ma ancor più da allenatore e scopritore di talenti.
GLI ESORDI E LA SERIE A
Acconcia nasce il 20 aprile 1925 a Castelvecchio Subequo e comincia tirare i primi calci ad un pallone nella formazione giovanile dell’Oratorio Salesiano dell’Aquila. Il giocatore è bravo, ha grinta e arriva l’esordio in prima squadra nell’Aquila calcio durante il campionato di serie C. Nella stagione 1942-43. Ruolo difensore. Il giovanotto mostra le sue capacità, tanto che dopo sole tre stagioni viene ceduto al Catanzaro in serie B, insieme al compagno di squadra Masci. Trecentomila lire, dicono le cronache del tempo. Poi arriva la Fiorentina, e stavolta è la serie A, nel campionato 1947-1948. Acconcia arriva a 35 presenze e segna anche una rete alla Triestina, il 2 maggio 1948. La Fiorentina chiuderà la stagione al settimo posto. Ancora meglio andrà l’anno successivo. Presenze 29 e 3 gol segnati contro Genoa, Sampdoria e Lazio, con i viola che però terminano all’8º posto in campionato. Quattordici presenze in serie A nel 1949-50, nel campionato 1950-1951 Acconcia si ritrova a giocare con l’Udinese (9º posto in serie A, 1 gol e 26 le presenze), che dopo un solo campionato lo rimanda alla Fiorentina che lo cede alla Roma che nel frattempo era scivolata in serie B. Una sola stagione, e quella squadra costruita intorno alla grinta di Italo Acconcia il campionato di serie B lo vince. E poi Genoa, Modena, Salernitana, Pistoiese, Sangiovannese nella veste di allenatore-giocatore e, infine, Empoli. Italo Acconcia in carriera ha totalizzato complessivamente 106 presenze e 5 reti in serie A e 128 presenze ed una rete in serie B.
LA NAZIONALE
Italo Acconcia, da calciatore, ha disputato anche una partita con la Nazionale B, il 25 maggio 1949.
ITALO ACCONCIA ALLENATORE
Dopo gli esami, Acconcia era arrivato a Coverciano come tecnico nazionale. Prima fu selezionatore della Nazionale B e quindi divenne commissario tecnico della Juniores, con cui conquistò quattro affermazioni al Torneo di Montecarlo.
L’UOMO DEI TALENTI
«C’è un ragazzino bravo. Sarebbe il caso di dargli un’occhiata». Nelle segnalazioni di Acconcia sono finiti nomi che avrebbero fatto la storia del calcio italiano. Tenetevi forte... Paolo Rossi, Antonio Cabrini, Marco Tardelli, Franco Baresi.
LA SCOMPARSA
E quando Acconcia muore a Firenze, a soli 57 anni, il mondo del calcio lo onora con un commosso ricordo. «Scompare uno dei miei migliori amici, un tecnico con il quale ho lavorato sempre meravigliosamente. Generoso, altruista, bravo sotto tutti i profili. Aveva una dote che lo faceva ammirare da tutti i tecnici del mondo, sapeva cioè intuire molto bene le qualità di un giovane che poi sarebbe arrivato ai vertici» così lo ricordava Italo Allodi, dirigente calcistico italiano. «Era bravissimo, soprattutto sul piano umano. Fu lui a scoprirmi quando ero ancora un ragazzino che tiravo calci in una squadretta di Firenze. E sempre lui mi diede la prima maglia azzurra». Il ricordo è del compianto Paolo Rossi, il Pablito dell’Italia Campione del Mondo del 1982. Da allenatore delle nazionali giovanili italiane, Acconcia aveva dato spazio anche a giocatori che non riusciranno a sfondare in Nazionale. Uno per tutti, un giovane portiere che quando parava «usava tutto tranne le mani», così lo dipinse Gianni Agnelli. E quel portiere, Claudio Garella, scomparso pochi mesi fa, ha vestito la sua unica maglia azzurra, seppure non della Nazionale maggiore, proprio grazie ad Italo Acconcia.
IL TORNEO
A partire dal 1984 alla memoria di Italo Acconcia fu organizzato un torneo per formazioni giovanili, sotto l’egida di Figc, Coni e Pgs Oratoriana. La prima edizione del torneo era riservata a squadre della categoria Allievi, dalla seconda arrivarono le formazioni Primavera. Il torneo è andato avanti per 10 anni, chiudendo i battenti nel 1993, alla sua 10ª edizione, dopo aver portato all’Aquila le rappresentative di Toscana, Lazio, Abruzzo, Emilia-Romagna, le formazioni del Catanzaro, Perugia, Pisa, Roma, Fiorentina, Udinese, Napoli, Arezzo, Francavilla, Ascoli, Cesena, Pescara, Torino, Bari, Inter, Lazio, Brescia, Lokomotiv Mosca, L’Aquila e Juventus, facendo arrivare in città giocatori che poi sarebbero diventati famosi, Fabrizio Ravanelli, Angelo Di Livio, Giuseppe Taglialatela, Angelo Peruzzi, Marco Delvecchio, Christian Manfredini, Alessandro Nesta e tanti altri. Il Torneo Acconcia è tornato nel 2008.
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