L'Aquila, "Giudice incompatibile": slitta il processo a Di Primio

La Procura solleva l'eccezione in quanto il gip Gargarella ha già giudicato alcuni imputati che erano stati coinvolti in un'inchiesta parallela. L'udienza rinviata all'11 aprile
L'AQUILA. Un'eccezione di incompatibilità sollevata dalla Procura fa slittare all'11 aprile il processo che vede protagonista il sindaco di Chieti Umberto Di Primio, imputato di corruzione. La Procura aquilana ha ritenuto incompatibile il gip Romano Gargarella avendo lo stesso giudicato imputati che compaiono in questo procedimento anche in un'altra inchiesta parallela, che venne ribattezzata "Terre d'oro" ed era riferita alla realizzazione del Megalò 3 a Chieti Scalo.
Il sindaco Di Primio è quindi costretto a rinviare di due settimane la sua dichiarazione spontanea che avrebbe dovuto fare questa mattina per difendersi dalla pesante accusa di aver ricevuto promesse di dazioni di denaro da parte dell'imprenditore Ennio Perilli, lo stesso che voleva costruire il nuovo ipermercato scalino. Con Di Primio e Perilli sono imputati anche Michele Colistro, l'ex segretario dell'Autorità di Bacino, e due tecnici. L'inchiesta scoppiò nel gennaio 2015, pochi mesi prima delle elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale di Chieti. Secondo la Squadra mobile di Pescara che ha condotto le indagini, Perilli avrebbe promesso denaro al sindaco Di Primio per pagargli la campagna elettorale e per aiutarlo a estinguere debiti per oltre 300 mila euro. L'accusa si basa essenzialmente sulle intercettazioni eseguite con una cimice nascosta nell'auto di Perilli. Nella sua difesa Di Primio afferma di non aver mai risposto "sì" all'imprenditore.
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