L'Aquila, isolatori sismici spezzati: beffa sul processo

1 Febbraio 2018

Decretata la prescrizione, nessun colpevole. L'accusa era di frode alle pubbliche forniture per un miliardo di euro

L'AQUILA. Finisce con la prescrizione, senza responsabilità accertate e, soprattutto, senza certezze sulla qualità delle realizzazioni post-terremoto, il processo al tribunale sugli isolatori sismici: le “molle” installate sotto le palazzine del Progetto Case costruite dopo il terremoto 2009, fatti talmente male che si sono spezzati in alcuni casi nei test in laboratorio. Il processo ipotizzava il reato di frode nelle pubbliche forniture degli isolatori sotto le palazzine del complesso di 4.450 alloggi antisismici costruiti in 19 new town dopo il sisma del 6 aprile con la spesa di 1 miliardo, di cui 350 milioni di aiuti europei.

Le case hanno ospitato migliaia di aquilani, ma sono stati anche oggetto di polemiche e inchieste giudiziarie per la qualità della costruzione, come quella sul crollo dei balconi, indagine passata per competenza territoriale ad altro tribunale. Secondo la ricostruzione accusatoria del pubblico ministero Fabio Picuti, una delle ditte coinvolte, la Alga spa, ha fornito 4.896 dei circa 7.300 isolatori complessivi e li ha consegnati privi dei certificati di omologazione e qualificazione del Consiglio superiore dei lavori pubblici e delle protezioni da umidità e polvere. Non solo: in teoria, almeno 200 isolatori oggetto di indagine sui 7.300 complessivi installati rischierebbero di causare crolli in caso di forte terremoto. In questi nove anni sono già stati sottoposti a severi test con le forti scosse del 2016 e 2017 che, comunque, non avevano epicentro all’Aquila. Il giudice Adolfo Di Zenzo ha dichiarato l’intervenuta prescrizione del procedimento penale, che vedeva imputati Gian Michele Calvi, all’epoca direttore dei lavori, e Agostino Marioni, dirigente della Alga spa, una delle ditte fornitrici.