L’Aquila, l'Università che resiste: obiettivo 22mila studenti

La rettrice Inverardi: "I nostri iscritti sono risorse per tutto il territorio". Il problema delle sedi: nel 2016 si punta a tornare a Palazzo Camponeschi
L’AQUILA. Nell’anno del ripristino delle tasse accademiche, l’università riparte da 20060 iscritti, di cui 4106 matricole. I dati, aggiornati a oggi, dipingono un quadro decisamente migliore di quello prospettato a inizio anno, con una prospettiva di un numero complessivo di iscrizioni che può arrivare a superare i 22mila nell’arco dei prossimi mesi. Ma c’è da fare i conti con elevate percentuali di abbandono che possono raggiungere anche il 50% nelle facoltà scientifiche. Un abbandono che, in parte, può attribuirsi a un calo fisiologico ampiamente preventivato, dovuto anche al fatto che a non immatricolarsi sono stati molti studenti inattivi, che magari si erano iscritti approfittando dei cinque anni di sospensione del pagamento delle tasse.
STRATEGIE. Nasce da qui la necessità di mettere in campo delle scelte strategiche, puntando sul raccordo col territorio e con l’internazionalizzazione della didattica. Prospettive e orientamenti illustrati dalla rettrice Paola Inverardi, insieme ad altri professori dell’ateneo aquilano, tra cui Lelio Iapadre, docente di economia internazionale, responsabile politiche strategiche. Con loro, tra gli altri, anche i professori Alfio Signorelli e Anna Tozzi e il direttore amministrativo Pietro Di Benedetto. Un incontro con la stampa chiesto dalla rettrice all’interno di un programma di consultazioni con rappresentanti, enti e aziende. Tra gli altri appuntamenti quello con gli studenti (mercoledì 14), oltre a tre conferenze sulla formazione, sulla ricerca e sullo sviluppo locale, previste lunedì 26 gennaio, mercoledì 11 e giovedì 26 febbraio. Per la rettrice, lo step principale è quello di trasformare l’ateneo in un laboratorio di creatività, che si faccia agente attivo di sviluppo. «Non bisogna guardare gli studenti come consumatori», spiega, «ma come risorse per il territorio. Per questo cercheremo punti e momenti di incontro con la fascia produttiva di questa città al fine di garantire opportunità di lavoro ai nostri iscritti, ma anche per permettere alle aziende di fruire al meglio delle nostre professionalità». Quattro le linee guida a partire dalla formazione, ricerca e organizzazione.
INTERNAZIONALIZZAZIONE. Uno degli investimenti formativi è stato nella realizzazione di formazione internazionale, sia con il potenziamento dei programmi di mobilità internazionale (Erasmus, Erasmus Mundus) sia con l’offerta di lauree internazionali, con corsi anche scientifici in inglese.
LA LOGISTICA. Tema caldo è quello delle sedi. Attualmente sono attivi quattro poli: Campo di Pile (Economia e parte di Ingegneria), Roio (Ingegneria), viale Nizza (Scienze Umane), via Di Vincenzo (Rettorato e amministrazione). Entro settembre l’ateneo lascerà l’ex Optimes e di lì a qualche mese anche gli uffici ex Felix. Nel 2016 l’obiettivo è rientrare in possesso di Palazzo Camponeschi, dove trasferire rettorato e uffici amministrativi. Successivamente si parla di una ristrutturazione dei locali dell’ex San Salvatore, mentre è più lontano il recupero di Palazzo Carli. I 40 milioni a disposizione dell’università per gli interventi post-sisma sono stati impiegati diversamente e per la vecchia sede centrale ci vorrebbero 25 milioni. Dalla seconda metà di quest’anno i canoni d’affitto si dimezzeranno, arrivando a poco più di un milione. Ma quello che preoccupa la rettrice è la carenza di alloggi oltre al «miglioramento della qualità della ricerca e il potenziamento dei servizi di sostegno agli studenti, per quanto di nostra competenza».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

