L’Aquila, la storia: “Non me la sento di fare un altro trasloco”

Maria Cristina viveva in via Francia. Dopo il sisma ha dovuto spostarsi più volte anche ad Avezzano e ora, la fine del contributo di assistenza alla popolazione dovrebbe costringerla a farlo di nuovo
L’AQUILA. Maria Cristina Cucchiarelli viveva in via Francia prima del terremoto, poi con la famiglia si è trasferita in affitto ad Avezzano dove è rimasta per diversi mesi. «Eravamo molto provati, ma alla fine abbiamo impacchettato tutti i mobili e ci siamo riavvicinati trovando un appartamento di modeste dimensioni in affitto all'Aquila», racconta.
Attualmente Maria Cristina abita a Santa Barbara, nella parte ovest della città, dove paga l'affitto con il contributo per l'assistenza alla popolazione (il cosiddetto cas): una delle tre forme di sostegno ai terremotati (in questo caso una somma in denaro) onerose per le casse dello Stato alle quali il Comune ha detto stop con una delibera di giunta del febbraio scorso. Si tratta, oltre al cas, anche del fondo immobiliare e dell'affitto concordato, da oggi cessate per effetto della delibera, mentre l'unica a restare in vigore è la sistemazione nelle innumerevoli new town cittadine.
Maria Cristina è una fra le decine di persone che da oggi dovranno cavarsela senza cas, e anche senza casa, perché dovranno mollare tutto. Mentre il comitato nato ad hoc per bloccare la decisione "univoca e illegale" del Comune, procede con la raccolta di firme per rafforzare il ricorso al Tar (che sarà depositato subito dopo Pasqua), l'assessore al ramo, Fabio Pelini, ha già detto che "non si torna indietro".
«Il Comune non è stato rispettoso con le fasce più deboli dei cittadini», prosegue Maria Cristina, che vive con il marito pensionato e con il figlio 43enne da pochi giorni disoccupato. I due anziani devono anche accudire la nipotina piccola durante i turni di lavoro della mamma «perché non ci sono risorse per pagare una baby sitter". Cristina affronta il post-sisma con energia sin dai primi giorni dopo la scossa che ha distrutto la sua abitazione nella strada che lei definisce "la fatidica via delle 101 case», in riferimento al numero di edifici che sono rimasti danneggiati dal terremoto in quella zona. Ma ora che anche le sue condizioni di salute sono molto peggiorate, e che l'età avanza, non se la sente più di affrontare un nuovo trasloco.
«Non sappiamo nemmeno come pagare l'affitto dei locali in cui conservare i mobili», spiega, dato che in un alloggio del progetto Case non serviranno più. Non solo: anche per vedere ricostruire la loro casa distrutta ci vorranno anni. «E' stata abbattuta un mese fa con estremo ritardo», racconta, «e i tempi per riaverla sono biblici sia perché non c'è disponibilità del contributo, sia perché purtroppo è stata scelta una ditta che è in fallimento». Ma questa è già un'altra storia all'aquilana.

