«L’Aquila non è la città del malaffare»

19 Aprile 2015

La senatrice Pezzopane alla giornata conclusiva del convegno su ricostruzione e informazione

L’AQUILA. «Sulla ricostruzione non sono così ottimista come la senatrice Pezzopane. La stampa ha avuto, in questa vicenda, un atteggiamento schizofrenico: all’iniziale commozione davanti alla lunga fila di bare bianche, ha fatto seguito la politica degli annunci. I giornalisti avrebbero dovuto svolgere un ruolo di vigilanza, ma non lo hanno fatto».

Dura reprimenda del presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, che ha concluso, con il suo intervento, la tre giorni di convegno «L’Italia da riprogettare e preservare nella nostra storia», organizzato dalla Fisc e dal settimanale diocesano Vola in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo. Dopo l’intervento della Pezzopane, che ha sottolineato come «L’Aquila non sia la città del malaffare e gli eventi criminali legati alla ricostruzione post-terremoto riguardano una fetta minima di risorse. La nostra città verrà ricostruita bene e meglio di prima: è questo il messaggio che deve passare», Iacopino ha preso la parola rammaricandosi del fatto che la senatrice avesse appena lasciato la sala gremita di cronisti. Alle valutazioni ottimistiche ha contrapposto «la politica degli annunci che vige nel Paese. La stampa fa titoloni solo quando crolla un balcone o scattano le manette per affari loschi sulla ricostruzione, ma non sta svolgendo il ruolo di pungolo costante. Dovremmo essere ogni giorno qui», ha detto Iacopino, «a domandarci come stanno andando le cose e a rendicontare ai cittadini gli sviluppi concreti di ciò che è stato fatto, delle chiese e delle piazze ricostruite, delle attività riaperte. Gli aquilani hanno bisogno di sapere che cosa è stato fatto, non cosa si farà in futuro». Iacopino ha ammesso di venire «spesso all’Aquila, grazie all’ottima collaborazione con il presidente Stefano Pallotta. Vedo in città ancora zone transennate, a più di sei anni dal sisma. Vogliamo parlare del Friuli? Lì tutto è stato ricostruito in breve tempo, mentre qui si continua ad arrancare. Non penso che a ridere sull’Aquila siano stati solo quei personaggi; c’è ancora gente che ride, e molta». L’invito di Iacopino ai giornalisti è stato quello di «proteggere gli aquilani con un’azione di vigilanza, che produrrebbe più fatti e meno parole. La stampa, nei giorni successivi al 6 aprile ha svolto un ruolo meritorio», ha concluso Iacopino, «poi l’attenzione è diventata a corrente alternata. Così non facciamo il nostro dovere».

Monica Pelliccione

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