L’Aquila piange Fabbrini luminare della Medicina

Morto a 96 anni, è stato a lungo protagonista della moderna endocrinologia Autore di 200 pubblicazioni. Il cordoglio degli ex allievi e del sindaco Biondi
L’AQUILA. Grande commozione in città per la scomparsa del professore Aldo Fabbrini, morto a Roma all’età di 96 anni. Originario di Livorno, è stato ordinario di Medicina interna all’Università dell’Aquila e alla Sapienza di Roma, dove ha svolto un’intensa attività didattica per tre decenni. Nel capoluogo di regione, dove il professore Fabbrini arrivò negli anni Settanta, lo ricordano come un vero protagonista della medicina: è stato autore di più di duecento pubblicazioni prevalentemente in campo endocrinologico, di monografie e di un trattato di medicina interna. Appassionato di musica colta, ha conseguito in giovane età il diploma di pianoforte al Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze. Passione che ha trasmesso al nipote, il noto direttore d’orchestra e compositore Francesco Lanzillotta.
Nell’Ateneo aquilano ha ricoperto l’incarico di professore di Medicina interna, direttore della Clinica medica, preside della facoltà di Medicina e Chirurgia nonché promotore dell’istituzione dei servizi di Diabetologia e Andrologia, tra i primi a livello nazionale. Il rettore Edoardo Alesse esprime, a nome di tutto l’ateneo, «sentimenti di profondo cordoglio alla famiglia e a tutti coloro che si sono formati ed hanno collaborato con lui nella nostra Università».
Condoglianze ai familiari e al corpo accademico arrivano dal sindaco Pierluigi Biondi: «La metodologia di lavoro e l’approccio alla didattica adottati durante il suo brillante percorso professionale», afferma il sindaco, «sono stati una vera e propria innovazione nella terapia dei pazienti e per il trasferimento di conoscenze negli allievi che oggi operano in campo sanitario».
I suoi ex allievi della Clinica medica lo descrivono come «un grande scienziato, protagonista internazionale della moderna endocrinologia, fondatore dell’andrologia. Portò con sé Luciano Onori e Vittorio Santiemma e fu un vento innovativo per la medicina aquilana, che pose al centro il paziente».
Commovente il saluto del nipote, il maestro Lanzillotta: «Credo sia stato uno degli uomini più colti, curiosi, affascinanti che io abbia mai conosciuto. Amava tutto ciò che riguardasse l’arte non limitandosi ad ammirarla; amava la musica e si diplomò in pianoforte, amava la letteratura, la filosofia, l’essere umano e scrisse uno dei libri più complessi e affascinanti degli ultimi anni (Sofia e dintorni). Più di duecento sono le sue pubblicazioni».
«Ma per capire chi era mio nonno», aggiunge, «avreste dovuto passarci qualche ora insieme, chiacchierando di arte fondendola con la medicina, la letteratura, la sociologia. Digitate il nome Aldo Fabbrini su Google e avrete una piccola idea di chi era. Posso solo dire di essere stato un nipote fortunato, perché avere degli esempi così imponenti in famiglia non può che renderti una persona migliore. Ciao Nonno Aldo».
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