L’aquila reale ora non vola più Il Parco dà lo stop al falconiere

L’area della Rocca di Calascio interdetta all’attività condotta con gli animali addestrati da Granati Un esposto della Stazione ornitologica fa scattare il provvedimento, indignazione sui social
L’AQUILA. L’aquila reale Inca non volerà più sulla Rocca di Calascio. Il territorio reso celebre in tutto il mondo dal film Ladyhawke e inserito dal National Geographic tra i 10 castelli più belli al mondo, è stato interdetto alle aquile addestrate dal falconiere Giovanni Granati.
IL PARCO HA DETTO NO. Lo stop porta la firma del Parco nazionale Gran Sasso-Monti della Laga, dopo l’esposto presentato lo scorso aprile dalla Soa, la Stazione ornitologica abruzzese. La notizia arriva dallo stesso Granati, che ha scelto di vivere in Abruzzo dedicandosi all’addestramento e all’educazione di varie specie animali, tra rapaci, cavalli, lupi cecoslovacchi, furetti. Granati è un volto noto di Canale 5 ed è diventato ambasciatore mondiale dell’arte della falconeria. Anche l’aquila reale Inca è famosa, dopo che la sua storia è stata raccontata nel programma televisivo Freedom condotto da Roberto Giacobbo.
LA STORIA. A spiegare la vicenda, che ha fatto velocemente il giro del web destando sorpresa e soprattutto indignazione, è lo stesso Granati. «La stazione ornitologica abruzzese ha vinto: le aquile non voleranno più su Rocca Calascio. Dopo un esposto presentato al Parco nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga, mosso nei miei confronti dalla Soa nell’aprile del 2019, dopo ben 15 anni di presenza in questo territorio, ho deciso nello stesso mese di richiedere all’ente Parco un’autorizzazione al volo delle mie aquile, in particolare di Inca, l’aquila reale. La richiesta, perfettamente in linea con altre autorizzazioni rilasciate in altri parchi, come ad esempio quello del Gran Paradiso», sottolinea ancora Granati, «chiedeva semplicemente la possibilità di far volare in alcune giornate e per un tempo limitato le aquile, senza fini venatori, considerato che l’aquila, seppur predatrice in natura, in allevamento non è addestrata a cacciare o vagare, ma soprattutto non è considerata mezzo di caccia. Il Parco, dopo sei mesi, mi ha risposto con esito negativo e dando quindi ragione alla Soa, che ha attaccato più volte il mio operato a mezzo stampa e pubblicamente sui social, dando vita a un carnevalesco pedinamento mediatico e descrivendo la falconeria moderna in maniera erronea e con notevole dispregio».
COSA SUCCEDE. Granati annuncia, quindi, che il Festival delle Aquile, inserito in un progetto globale di rilancio turistico del territorio, sarà spostato in una località esterna al Parco: «Un esito negativo», conclude il falconiere, «significa non dare la possibilità a un’aquila di poter volare nell’ambiente naturale per il quale è stata progettata, seppur nata in allevamento, quindi in alta quota, considerando che tutti i monti sono all’interno dei parchi».
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