L'Aquila, tre ex assessori comunali sotto processo

Rinviati a giudizio Riga, Tancredi e Placidi con l’imprenditore Lago e l’ex cerimoniera del Comune, Daniela Sibilla
L’AQUILA. Una bustarella da 10mila euro usata come tangente nascosta in una confezione-dono di Grappa, consulenze fittizie, soldi versati per finanziare un partito in cambio di aiuti per ottenere appalti sui puntellamenti. L’inchiesta della polizia “Do ut des” che ipotizza tangenti nella ricostruzione ad alcuni politici approderà il 6 ottobre in tribunale dopo il rinvio a giudizio decretato dal gup Guendalina Buccella di tutti gli accusati tranne uno, l’ex dirigente comunale alla ricostruzione Mario Di Gregorio, prosciolto su richiesta dello stesso pm da abuso d’ufficio: non c’è una sola sua firma nelle carte del processo. Un proscioglimento che, comunque, non cancella almeno per ora i danni alla sua carriera dirigenziale
Sono stati rinviati a giudizio Pierluigi Tancredi ex assessore comunale nella vecchia giunta di centrodestra, l’ex assessore della giunta Cialente, l’architetto Vladimiro Placidi, Roberto Riga, ex vicesindaco, Daniela Sibilla, ex cerimoniera del Comune e collaboratrice di Tancredi e Placidi, Fabrizio Menestò, direttore dei puntellamenti a palazzo Carli, Daniele Lago, amministratore delegato della Steda, il «grande accusatore» e l’imprenditore di Atri, Pasqualino Macera.
Si tratta di un'indagine iniziata nel 2012 in seguito a una controversia civile tra le due ditte che si occupavano dei puntellamenti a palazzo Carli, ex rettorato: la Steda e la Silva costruzioni che è parte civile. Placidi, secondo il pm, avrebbe fatto il possibile per individuare una ditta (la Steda) da affiancare alla Silva. Nella costituzione dell’Ati Steda-Silva l’impresa veneta non fu individuata tra le ditte accreditate ma sarebbe stata favorita da Tancredi, Sibilla e Placidi il quale, come gli altri, avrebbe avuto un preminente interesse personale che la Steda entrasse nell’appalto. Un capo di imputazione per corruzione riguarda Lago, Riga e Tancredi. Lago avrebbe promesso a Riga 30mila euro (di cui 10mila in contanti nella confezione di Grappa) in modo che costui interferisse nei lavori di messa in sicurezza del consorzio Altomac in via Accursio, che però non furono fatti da Steda. Lago, Tancredi, Sibilla e Macera si accordavano, secondo le accuse, sempre per favorire la Steda in alcuni lavori. In cambio Lago avrebbe consegnato a Tancredi 5 Map del valore di 200mila euro, 12mila euro alla Sibilla in assegni. Menestò, inoltre, riveste un ruolo defilato secondo la ricostruzione del pm. Atti a Padova per il millantato credito contestato a Macera. La ditta Silva, parte civile, è rappresentata dall’avvocato Maria Teresa Di Rocco mentre i legali Stefano Rossi e Massimo Manieri hanno assistito Di Gregorio. Gli altri legali: Carlo Benedetti, Antonio Milo, Massimo Carosi, Maurizio Dionisio, Gianluca Totani, Roberto Madama, Fabio Alessandroni. Per loro le accuse sono inesistenti e cadranno nel dibattimento. «Non è credibile», ha detto uno dei difensori, «che ci si metta a fare imbrogli per un appalto, come quello Altolmac, che era stato già assegnato un anno prima». «Il cuore del processo è stabilire la veste giuridica dei soggetti a cui sono state fatte dazioni, qui si tratta di verificare se chi ha ricevuto soldi ha la qualità di pubblico ufficiale, noi riteniamo di no», ha commentato l’avvocato Carosi. L’inchiesta per corruzione dette il via a un’autentica bufera sul Comune e l’avviso di garanzia a Riga indusse il sindaco Massimo Cialente a dimettersi salvo poi ripensarci.
In seguito al terremoto giudiziario, anche Riga si dimise da vicesindaco e al suo posto subentrò Nicola Trifuoggi.
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