L’Arta: «Il fumo ha inquinato la valle»

24 Agosto 2017

Ma il sindaco tranquillizza: «Secondo l’Asl non ci sono pericoli per la salute, nelle ore notturne chiudere le finestre»

SULMONA. Sono preoccupanti i primissimi dati forniti dall’Agenzia regionale di tutela ambientale e che evidenziano un innalzamento della concentrazione di agenti inquinanti causato dal fumo sprigionato dall’incendio che sta devastando il Morrone. Situazione che ha indotto il sindaco di Sulmona Annamaria Casini a consultare il dottor Domenico Pompei dell’Asl e a invitare l’Arta a proseguire il monitoraggio per i prossimo 15, 20 giorni.
«Il dottor Pompei ha riferito che non risultano particolari pericoli per la salute», ha sottolineato la Casini, «ma a scopo precauzionale invitiamo la popolazione a tenere chiuse le finestre nelle ore notturne».
Gli esiti delle prime rilevazioni si riferiscono alle prime ore di misurazione in due giorni (martedì e ieri) per gli inquinanti: monossido di carbonio, benzene, toluene, polveri Pm10, idrocarburi policiclici aromatici totali.
«Dall’esame dei grafici riportati nella relazione», spiegano dall’Arta, «emerge che in corrispondenza di una direzione del vento con provenienza dall’area interessata dall’incendio è stato registrato un innalzamento di concentrazione per tutti gli inquinanti monitorati. I valori di maggiore concentrazione si sono verificati nelle ore notturne, mentre durante le prime ore del mattino i valori sono diminuiti con il mutare della direzione del vento».
Nella notte tra ieri e oggi, che al momento è ancora l’unico riferimento analitico a disposizione dell’Arta, tutti gli inquinanti hanno raggiunto concentrazioni medie orarie significative, che secondo l’Asl, però, non minacciano la salute.
Il monitoraggio proseguirà. Anche perché il rogo sul Morrone non accenna a spegnersi. In particolare, le fiamme hanno interessato le aree nelle vicinanze del Casino Pantano e della chiesetta di San Pietro al Morrone in località Vicenne. Fiamme anche sull’altro versante del Morrone, svalicando verso Caramanico. L’incendio interessa anche il bosco di Mandra Castrata, teatro 20 anni fa dell’eccidio del Morrone, quando un pastore macedone uccise due escursioniste padovane, Tamara Gobbo e Diana Olivetti, mentre una terza, Silvia Olivetti, riuscì a scampare alla sua furia omicida fuggendo verso valle, attraversando il bosco ora distrutto dal rogo.
Finora le fiamme hanno divorato circa 450 ettari di bosco. Si tratta di una catastrofe ambientale senza precedenti nella storia delle montagne peligne. Due i mezzi impegnati anche ieri: un Canadair sul versante peligno del Morrone e un altro verso l’area di Caramanico, supportati da un elicottero dei vigili del fuoco in azione nella parte bassa del Morrone.
Il riaccendersi di focolai ha alimentato di nuovo preoccupazioni e tensioni, accompagnate da polemiche sull’insufficienza e sul ritardo degli interventi. Tanto che una squadra di volontari, armati di pale e picconi, è salita sulla montagna fino a raggiungere il fronte del fuoco in località Vicenne per cercare di bloccare l’avanzata delle fiamme.
Nel frattempo, il sindaco di Pratola Antonella Di Nino ha chiesto il coinvolgimento dei sindaci nei tavoli della decisione e delle scelte operative, ad iniziare dall’incontro annunciato dal presidente della Regione Luciano D’Alfonso per un percorso che porti al rimboschimento delle aree colpite dagli incendi di questi giorni.
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