L’Arta: «Toluene all’origine della puzza»

Prime risposte allo strano fenomeno, elevata concentrazione vicino a un’azienda: va chiarito il meccanismo delle cause
CARSOLI. Inquinamento da toluene, un idrocarburo sprigionato nell’aria. È questa, secondo l’Arta, la causa del cattivo odore avvertito in diversi periodi a Carsoli e Oricola. L’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, dopo 4 anni di monitoraggi, seppur con precauzione, ha confermato con una lunga e articolata relazione, e dopo l’ultimo studio effettuato tra agosto e settembre, ciò che già era stato chiarito nel 2015. Anche se i fattori da definire sono ancora molti.
LE PRIME INDAGINI. L’Arta di Pescara ha ricevuto le prime segnalazioni sulle molestie olfattive nel 2015 quando la popolazione aveva lamentato una puzza avvertita «prevalentemente nelle ore mattutine, descritta sin dall’origine come intenso e transitorio». «Le segnalazioni», relaziona l’Arta, «sembravano concentrarsi nei periodi caldi per poi diminuire nelle stagioni fredde. Il disturbo olfattivo veniva riportato dalla popolazione come un odore acre, a volte irritante che evoca alternativamente, a seconda dei soggetti e dei giorni, materiale bruciato, ferodi riscaldati, creolina o altro». Dopo una serie di indagini si individuò, con il supporto della Forestale di Pereto, un sito in località Recocce dove vennero prelevati i primi campioni di area dai quali emerse la presenza di toluene. Si individuò la sorgente industriale, una stamperia della zona, che emetteva fino a 300.000 di Normal metro cubo. «La concentrazione di toluene misurata non appariva compatibile con il disturbo lamentato», è riportato nella relazione, «né per intensità né per tono. Si ipotizzava in alternativa che l’odore molesto potesse essere dovuto a prodotti di degradazione fotochimica dell’inquinante aromatico seppure questo meccanismo non fosse provato».
STUDI SUCCESSIVI. Dal momento che il cattivo odore persisteva, l’Arta ha effettuato altre campagne nel 2016 e poi nel 2017 e 2018 con delle stazioni mobili. «I dati rilevati confermavano quanto emerso in occasione del primo monitoraggio», spiegano i tecnici, «si è nuovamente riscontrata in aria la presenza di toluene, ascrivibile alla medesima fonte industriale già individuata, che nei primi giorni di campionamento ha fatto rilevare un massimo orario di 273 microgrammi per metro cubo. Sempre nel settembre del 2016 si procedeva a effettuare nella vallata una serie di campionamenti puntuali in canister. Oltre al toluene, in questa occasione si evidenziava la presenza di isopropenilbenzene derivante da un’altra sorgente non identificata, a riprova che la qualità dell’aria della Valle del Cavaliere è soggetta dalla contemporanea influenza di molteplici attività antropiche». Negli anni successivi le segnalazioni sui cattivi odori sono diminuite, per poi tornare prepotentemente nel 2019.
LE ULTIME ANALISI. A giugno, i Comuni della Piana hanno chiesto all’agenzia di riprendere i monitoraggi della qualità dell’aria con l’utilizzo del Radiello (strumento di forma cilindrica per il rilevamento, ndc). «La campagna di monitoraggio con Radiello si è svolta dal 22 agosto al 4 settembre», è precisato nella relazione, «il quadro dell’inquinamento da toluene, già ampiamente descritto, è stato sostanzialmente confermato e continuavano a mancare elementi suggestivi della causa delle molestie. Nell’immediata prossimità della nota sorgente industriale di toluene è stato registrato il livello più elevato della concentrazione media dell’inquinante stimabile in circa 86 microgrammi per metro cubo. Già a breve distanza da questa sorgente, la concentrazione media di toluene scende da 10 a 20 volte».
CENTRALINA IN ARRIVO. Nuova campagna di monitoraggio con mezzo mobile, richiesta dai sindaci dei Comuni di Carsoli, Oricola, Rocca di Botte e Pereto sarà avviata non appena possibile e potrà «fornire ulteriori elementi di conoscenza sulla qualità dell’aria nella Piana del Cavaliere ma non potrà fornire nuove indicazioni sull’origine delle molestie olfattive lamentate dalla popolazione».
ORIGINE DA CHIARIRE. I dati raccolti dall’Agenzia consentono di concludere che «i picchi di concentrazione di toluene sono sincroni alle segnalazioni di molestia, ma al momento non è ancora possibile individuare le cause del disagio olfattivo il cui meccanismo non è ancora chiarito», concludono dall’Arta, «le informazioni raccolte fino a oggi, tuttavia, forniscono elementi di valutazione dell’impatto da toluene. Restando aperti e disponibili a collaborare su nuove strategie di intervento, si continuerà a collaborare con Asl, forze di polizia e con gli stessi Comuni cui sarà richiesto un rinnovato impegno di censimento e vigilanza delle attività antropiche del territorio di competenza per non escludere alcuna verifica».
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