L’Asm anche quest’anno costa 14,5 milioni

La giunta comunale e la Commissione Bilancio approvano la “fotocopia” del Piano finanziario dell’azienda in house
L’AQUILA. La giunta comunale ha approvato il copia-incolla del Piano finanziario dell’Asm per il 2018. E ieri ha fatto la stessa cosa anche la Commissione consiliare Bilancio e programmazione, riunita sotto la guida del presidente, Luigi Di Luzio, alla presenza dell’assessore alle Finanze, Annalisa Di Stefano, e del responsabile amministrativo dell’Asm Spa, Daniele Adriani.
Lo ha detto candidamente l’assessore all’inizio della seduca della Commissione, che il Piano finanziario è lo stesso del 2017: un esercizio finanziario che prevede una spesa annua di 14,5 milioni di euro, «come da contratto di servizio», ha precisato Adriani.
La Commissione Bilancio ha detto comunque sì al Piano finanziario, con un voto di “scuderia”: 20 sì, 1 no (Angelo Mancini) e 5 astenuti. E se Lelio De Santis ha chiesto lumi all’Asm sull’acquisto di quote in Cogesa e perché l’Azienda aquilana non ha partecipato al bando per lo sgombero delle macerie, Americo Di Benedetto ha fatto una puntualizzazione di sostanza: «È sbagliata la mentalità con la quale si affronta il problema: è il Comune che deve elaborare il Piano finanziario, specificando che tipo di servizio vuole dalla sua Azienda. E l’Asm deve far sapere se con quel Piano finanziario riesce a garantire quel servizio».
Una prassi prevista anche nel Piano, che, però, viene interpretata – da anni e non da questa amministrazione – al contrario: «Non decide l’Asm quale servizio fare e come farlo, ma deve essere il Comune a decidere i criteri. Invece il Piano è privo di decisioni dell’amministrazione. Si ragiona al contrario, con il canone inverso: si parla di cambiamento per non cambiare nulla», ha concluso Di Benedetto.
Angelo Mancini, insieme a Giustino Masciocco e Carla Cimoroni, hanno posto una serie di quesiti al rappresentante dell’Asm, sottolineando anche l’assenza dell’amministratore unico, Francesco Rosettini, dimissionario, ma non ancora dimissionato. Dal perché la raccolta differenziata è ferma al 35%, alla mancanza di copertura della differenziata su tutto il territorio (è solo al 65%). Masciocco ha anche proposto isole ecologiche con tessere per le frazioni; mentre nessuno ha parlato di pulizia del centro storico, dove sono rientrati molti residenti, ma nonostante la sporcizia prodotta dai cantieri, non passa alcun mezzo a spazzare le strade. E ancora, da Mancini: «C’è, e se c’è qual è, una politica innovativa da parte dell’amministrazione?». Ma risposte non ce ne sono state.
La giunta ha approvato la delibera sul Piano finanziario 2018 dell’Asm il 7 febbraio scorso, all’unanimità dei presenti (assente solo l’assessore Monica Petrella).
Nell’esercizio finanziario l’Asm elenca una serie di “doveri” e obiettivi, del tipo «il Piano finanziario costituisce lo strumento attraverso il quale i Comuni definiscono la propria strategia di gestione di rifiuti urbani». A parte la genericità del plurale “Comuni”, che può essere riferito a qualsiasi amministrazione d’Italia, ma non viene specificato quali siano queste “strategie”. Nella sintesi del Piano alla voce “il servizio comprende”, l’Asm specifica, tra le altre cose, la «raccolta differenziata porta a porta presso Map e Progetto Case». Ma il porta a porta viene svolto solo in pochissime piastre, nelle altre ci sono i bidoni della differenziata. E per stessa ammissione dell’Asm, la bassa percentuale della differenziata (35%) è dovuta anche alla «bassa percentuale nei Progetti Case e Map». E ancora, compreso nel servizio, la “raccolta domiciliare porta a porta”, servizio che, per stessa ammissione dell’Asm, viene svolto in minima parte, escludendo le frazioni, «perché costerebbe troppo e non c’è abbastanza personale». Al punto che Masciocco ha anche posto un interrogativo al rappresentante dell’Asm: «Quanto occorrerebbe in più all’Asm per svolgere questo servizio anche nelle frazioni?». La risposta: «Non è di mia competenza».
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