L’assunzione del direttore innesca liti nel Consorzio

Giovagnorio, consigliere indicato dalla Regione, lancia accuse a Confagricoltura: «Danni a 7mila associati prodotti da loro, ecco i primi botti dopo il ribaltone»
AVEZZANO. Consorzio di bonifica ovest nella bufera: l’assunzione del nuovo direttore, il celanese Abramo Bonaldi, già responsabile del settore amministrativo, ha scatenato l’ira del presidente di Confagricolura, Fabrizio Lobene, fino a “sconfessare” i deputati iscritti all’associazione, e ha portato la tensione alle stelle. Gli autori del blitz, Giancarlo Di Pasquale, Simplicio Angeloni (Confagricoltura) e Fabrizio Malizia (Cia) non hanno gradito l’attacco di Lobene, mentre Roberto Giovagnorio, consigliere del Consorzio indicato dalla Regione, già col dente avvelenato dopo il ribaltone pilotato da Confagricoltura, si toglie i sassolini dalle scarpe.
«Dopo il ribaltone”, afferma Giovagnorio, «ecco i primi botti. Quando le associazioni di categoria entrano nella governance di un consiglio di amministrazione succedono sempre macelli. Sono gli eletti dei 7mila consorziati e i designati dalla Regione che devono comporre le maggioranze e governare nell’interesse degli agricoltori, non delle associazioni. Confagricoltura ha voluto il ribaltone mettendo l’allora presidente Gino Di Berardino in minoranza. Oggi paga le conseguenze di quell’imposizione. Conosceva bene i propri associati ma ha continuato a sollecitare le questioni tecnico amministrative tanto che dopo la votazione della deputazione ha sparato a zero sugli stessi». L’ex presidente ha votato contro la nomina del nuovo direttore, mentre il successore, Dario Bonaldi, non ha partecipato perché ha una parentela col nominato. «Lobene ha inserito nella votazione a favore anche Di Berardino», aggiunge Giovagnorio, «per fare di tutta l’erba un fascio. È stato mal informato: Di Berardino ha votato contro motivando a verbale che dovevano essere informati per tempo tutti i deputati, poiché la decisione andava affrontata con le giuste informazioni e non votata alla cieca. L’attuale presidente, invece, è uscito dall’aula per via della stretta parentela col neo direttore. Stento a credere che i vertici di Confagricoltura non ne fossero a conoscenza, visto che il presidente bravo, quello del ribaltone, è stato voluto dall’associazione. Ecco i guai che combina chi pensa di gestire un consorzio tramite un’associazione. Non capisco, però, di cosa si lamentano: i danni ai 7.000 consorziati li hanno prodotti loro. La telenovela, però, non finisce qui, mentre il sottoscritto, il collega Vincenzo D’Elia e Di Berardino abbiamo sempre lavorato nell’esclusivo interesse degli agricoltori. Chi è causa del suo mal pianga se stesso, ma non tenti di imbrogliare chi si spacca la schiena sulla terra fucense».
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