L’aumento dei prezzi spaventa il Fucino

Fitofarmaci, gasolio, imballaggi e tanto altro colpiti dai rincari. Si temono ripercussioni sul Pil dell’agricoltura abruzzese
AVEZZANO. Da un convegno, organizzato dal Covalpa e tenutosi qualche tempo fa a Celano, con la partecipazione del presidente della Regione, Marco Marsilio, e dell’assessore all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, è emerso che un terzo del Pil agricolo dell’intero Abruzzo è costituito dall’agricoltura del Fucino. Da qui l’importanza che il comparto riveste per l’economia del territorio. Un susseguirsi di eventi avversi rischia di metterlo in ginocchio. Il quadro dell’attuale situazione, delineato dal direttore provinciale della Confagricoltura, Stefano Fabrizi, lascia pochi margini all’ottimismo.
GLI AUMENTI
Gli agricoltori del Fucino, dove si pratica un’agricoltura altamente intensiva, si trovano nella più profonda incertezza dovuta alla scelta di cosa seminare perché le tradizionali colture orticole – patate, carote, insalata – hanno costi di produzione altissimi. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Commissione europea, i prezzi del gas naturale hanno fatto registrare un aumento del 379% rispetto all’ultimo trimestre del 2020. Per quanto riguarda i fertilizzanti, il prezzo dell’urea è salito nello stesso periodo del 245%. I fitofarmaci, le plastiche, gli imballaggi, i trasporti hanno subìto rincari dal 40 al 70%. Il prezzo del gasolio agricolo, necessario per la lavorazione dei terreni e per il pompaggio delle acque di irrigazione, è più che raddoppiato. Nessuna impresa può reggere questo aumento dei costi e i consumatori sono i più penalizzati.
MANODOPERA
Un altro serio problema che gli agricoltori già segnalano è la mancanza di lavoratori. Giornalmente gli operai si licenziano da aziende agricole e zootecniche dove hanno lavorato per molti anni e si trasferiscono nell’edilizia.
COLTURE ALTERNATIVE
Tale situazione consiglierebbe le imprese agricole a fare scelte verso colture che consumano meno energia, come cereali, foraggi, leguminose. Per il Fucino queste scelte servirebbero a ridurre i rischi e i costi di produzione, ma rappresenterebbero un impoverimento di tutta l’economia agricola del territorio. Ma anche puntare sui cereali oggi rappresenta un rischio. I segnali che arrivano dai mercati sono chiarissimi: l’Ucraina è il terzo esportatore di cereali a livello globale. La Federazione Russa è al primo posto. La metà del mais necessario all’allevamento del bestiame arriva dall’Ucraina, dove oggi tutto è bloccato. La risposta di Mosca alle sanzioni della Ue, poi, può spingere ancora verso l’alto i prezzi del gas e del petrolio, con il rischio di non avere a disposizione le quantità necessarie di fertilizzanti per i prossimi raccolti. Inoltre, con il blocco dell’attività nel porto di Odessa collasserà il mercato internazionale dei cereali.
REDDITO
Il ricavato annuo dalla produzione agricola della piana del Fucino si aggira sui 550 milioni di euro; 100 milioni solo dalle 3/4 aziende maggiori. Gli operai impiegati nell’agricoltura del Fucino sono ottomila.
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