L’avviso di garanzia pubblicato su Facebook

Due anni di indagini a carico del sindaco uscente per i rapporti con le imprese Il 3 aprile scorso la sentenza di non luogo a procedere, ma non è finita
L’AQUILA. L’indagine era stata aperta almeno due anni prima ma, al di là di voci che non trovavano conferme, non se ne sapeva molto. Poi, il 29 giugno dello scorso anno, fu lo stesso sindaco Massimo Cialente (nella foto con l’avvocato Carlo Benedetti) a darne pubblica notizia sul suo profilo Facebook. «Mi è appena stato notificato un atto giudiziario, un avviso di garanzia», scrisse Cialente, «da quello che ho potuto capire, dalla montagna di intercettazioni, sono emerse due mie telefonate: la prima per cercare di far partire al più presto i lavori di demolizione di una grande cooperativa edilizia, i cui residenti, ho seguito, sempre nel mio ufficio, sin da 2009, per le gravi difficoltà normative che avevano incontrato e rallentato per anni la ricostruzione». «La seconda», aggiunse, «perché avrei sollecitato, cosa che ho fatto più volte, il pagamento di un Sal (stato di avanzamento dei lavori, per un’impresa che stava per fallire». «Purtroppo il fallimento, poi avvenuto, di quella ditta», disse ancora, «ha provocato danni drammatici a tanti cittadini e alla stessa città. Non credo di aver commesso un reato. Addirittura, nelle stesse condizioni credo che avrei l’obbligo, come sindaco, a difesa e nell’interesse dei miei cittadini, di rifarlo». Con quel post su Facebook il primo cittadino anticipò quella che sarebbe stata poi la sua linea difensiva per tutto il corso delle indagini.
Dopo la proroga delle indagini ci fu la richiesta di rinvio a giudizio con atti dalla Procura al gup. Passò del tempo, visto che si dovette reperire un giudice che non fosse incompatibile e alla fine la scelta ricadde sul magistrato Roberto Ferrari che di solito si occupa di Riesame e importanti controversie civili. I tempi slittarono ulteriormente in quanto gli atti furono restituiti dallo stesso gup alla Procura con la richiesta di una maggiore precisione nel calibrare i capi di imputazione. Poi, finalmente, l’udienza preliminare fu celebrata e dopo un’udienza iniziata al mattino e conclusa nel tardo pomeriggio dello scorso 3 aprile ci fu il proscioglimento invocato dagli avvocati Carlo Benedetti e Francesco Camerini.
Ora, dopo la notifica del ricorso della Procura che non ha accolto di buon grado il verdetto, gli avvocati torneranno di nuovo a presentare le loro controdeduzioni in vista dell’udienza che ci sarà davanti alla Corte di Cassazione in data ancora da fissare.(g.g.)
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