L’effetto-virus toglie il sonno agli aquilani

Studio dell’Università: «Impatto negativo sul 54 per cento degli abitanti, come ai tempi del sisma»
L’AQUILA. Più della metà degli aquilani ha avuto ripercussioni negative sulla qualità del sonno a seguito del coronavirus, evidenziando disturbi molto simili a quelli del post-terremoto. A dimostrarlo uno studio condotto dal laboratorio di Psicofisiologia del sonno e neuroscienze cognitive dell’Università dell’Aquila, avviato il 25 marzo.
IL PROGETTO. L’indagine, tesa a valutare le conseguenze della situazione attuale sul sonno della popolazione italiana, è rivolta a tutte le persone sopra ai 18 anni. La partecipazione consiste nella compilazione di una serie di questionari disponibili online, anche sulla pagina Facebook “Il sonno ai tempi del Coronavirus”. Responsabile del progetto di ricerca è il professor Michele Ferrara, ordinario di Psicobiologia e psicologia fisiologica, che ha lavorato in collaborazione con Federico Salfi, dottorando di ricerca in Medicina sperimentale. Sono state raccolte le risposte di oltre 13mila italiani. In particolare, 1650 dei partecipanti risiedono attualmente in Abruzzo, di questi 1000 nella provincia dell’Aquila.
I NUMERI. «I dati restituiscono sin da ora una fotografia estremamente dettagliata del territorio regionale, in particolare della provincia, in cui sono state raccolte le risposte di almeno 1 abitante su 300», spiega Ferrara. «Il 54% degli abitanti della provincia aquilana dichiara che la situazione attuale sta avendo un impatto negativo sulla propria qualità del sonno, e questo trend è in aumento giorno dopo giorno. D’altra parte, il 14% della popolazione ha riportato un impatto benefico sul proprio sonno, grazie all’alleggerimento degli impegni lavorativi». Un altro dato interessante riguarda gli orari di addormentamento e di risveglio. «Il 52% del campione riporta di aver posticipato l’orario in cui va a letto, e il 56% di aver posticipato l’orario di risveglio», continua il docente, che specifica: «I risultati delle analisi restituiscono il quadro di una popolazione in cui il 57% risulta oltre i valori limite per la definizione di cattivi dormitori; tra questi, il genere femminile e gli Over 50 sembrano essere le categorie che presentano la situazione più grave. Inoltre, il 13% della popolazione abruzzese registra punteggi oltre il limite per la diagnosi di insonnia clinica di gravità moderata. Anche questi risultati appaiono in continuo peggioramento dall’inizio dell’indagine. Inoltre, il 15% degli abitanti della provincia riporta che il proprio sonno sia stato disturbato dalla presenza di brutti sogni per più di 3 volte a settimana, mentre il 27% per 1-2 volte a settimana».
IL 2009. Infine, interessante notare il confronto con i dati raccolti nel periodo post-6 aprile su un campione di simile numerosità (circa 1000 abitanti della città dell’Aquila e dintorni). «Emerge una fotografia quasi sovrapponibile a quella attuale», conclude Ferrara. «Anche in quel caso il genere femminile e la popolazione più anziana erano risultate le due categorie con la peggiore qualità del sonno».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

