L’ex albergo ora ospita i pellegrini

13 Dicembre 2018

Cansano, la vecchia struttura riaperta per accogliere gruppi parrocchiali

CANSANO. Torna a vivere un antico albergo di Cansano destinato a diventare fulcro dell’economia del paese. Era conosciuto come “Nido d’Aquila”, ora diventa una “casa” per gruppi e associazioni legate alla parrocchia romana di San Giuda Taddeo guidata dal parroco Marco Ceccarelli. Da tempo l’immobile era stato dismesso con la chiusura dell’albergo-ristorante e rischiava di finire in abbandono. Anche perché con la crisi economica in atto nessuno aveva manifestato interesse all’acquisto della struttura. Fino a quando, su iniziativa di Alessandro Di Tunno, originario proprio di Cansano e district manager di Banca Generali, è nato un progetto che coinvolge una parrocchia romana che raccoglie una comunità molto vasta, il cui parroco don Ceccarelli, era alla ricerca di un luogo di meditazione e di incontro, dove poter trascorrere dei periodi con il coinvolgimento dei giovani e delle famiglie della parrocchia. E Cansano per la sua posizione geografica non molto lontana dalla Capitale, immerso nel verde della Maiella è parso il luogo ideale. «Con grande piacere ho affrontato questa operazione portandola a termine come atto d’amore verso il paese dove mia madre è nata e cresciuta», sottolinea Il distrisct manager di Banca Generali. «Un paese che piano piano stava morendo e che ora può sperare in una sua rinascita partendo da questa iniziativa d’amore e di fede». La struttura dispone di 40 posti letto e dalla sua riapertura ha già ospitato vari gruppi. Uno composto da giovani, sempre della parrocchia romana di San Giuda Taddeo che dovevano preparasi a ricevere il sacramento della cresima. Altri costituiti da persone adulte per ritiri di riflessione e meditazione spirituale. Un luogo che è stato apprezzato dai parrocchiani proprio per la tranquillità che si respira e per il fascino che emana lo scenario della Maiella.
«E poi abbiamo riscontrato un’amorevole accoglienza da parte dei cansanesi che si sono messi a nostra completa disposizione», afferma don Marco, «non facendoci mai mancare calore e affetto».
La struttura riattivata potrebbe costituire il primo passo verso un progetto più ambizioso volto a creare un ponte tra l’Abruzzo e altri territori anche nel nome di Celestino V che in questi luoghi ha trascorso buona parte della sua vita. L’auspicio è che la struttura possa servire non solo per un turismo religioso ma anche naturalistico e gastronomico. (c.l.)
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