L’immigrato che colora panchine: «Così ringrazio la città accogliente»

Tutti lo chiamano Abramo, vive all’Aquila dal 2009: l’ultima opera realizzata si ispira alla pace «Sono arrivato a tredici, il mio desiderio è costruirne 99. Amo L’Aquila perché mi ha dato speranza»
L’AQUILA. «Sono arrivato a tredici, ma il mio desiderio è arrivare a 99 panchine da donare alla città». Achatibi Abderrahman si siede sul suo ultimo lavoro, la panchina della pace messa all’inizio del “sentiero della memoria” che da San Giuliano porta alla Madonna Fore e da qui a Collebrincioni. Si tratta del tratto di sentiero percorso nel 1943 dai giovani aquilani che volevano unirsi ai partigiani. Scoperti dai nazisti, furono portati alla caserma Pasquali e di lì a poco fucilati. Il sacrificio dei “Nove martiri aquilani” è ricordato con le lapidi nella piazza che porta il loro nome, alla caserma Pasquali, al Sacrario al cimitero e da qualche anno anche in un cippo all’inizio del sentiero verso la Madonna Fore. Proprio vicino al cippo, Achatibi Abderrahman ha posizionato la sua panchina della pace. Le panchine dipinte circondate da fiori sono arrivate a quota 13, posizionate in vari punti della città. Le prime furono posizionate al progetto Case di Bazzano nel luglio 2018. Erano dipinte con il colore della bandiera italiana, per ringraziare dell’accoglienza e ospitalità che la città aveva avuto nei suoi riguardi. L’ultima arrivata, quella del “sentiero della memoria”, è invece dipinta con i colori dell’arcobaleno, simbolo di pace. Achatibi Abderrahman è arrivato dal Marocco, da Casablanca. All’Aquila tutti lo chiamano Abramo ed è noto anche per essere un valente podista. Numerosi i titoli regionale nella sua categoria e ancora oggi corre con la Runners di Avezzano. Ogni anno partecipa al Fuoco del Morrone, la staffetta con i tedofori che da Sulmona all’Aquila porta il Fuoco di Celestino che accende il braciere che arde per tutta la durata della Perdonanza. Prima della pandemia partecipava regolarmente alla Corsa del cappello, la sfida tra i rioni di Paganica. E la voglia di darsi da fare di Achatibi Abramo Abderrahmanle aveva rimesso in sesto anche il tendone del progetto Case di Bazzano, che aveva subìto una incursione dei vandali. Abramo è in Italia dal 2005 ed è arrivato all’Aquila nel 2009. Ad innescare la voglia di dimostrare alla città la sua gratitudine per l’accoglienza ricevuta, è stata la visita a Onna distrutta dal sisma. «Quando sono andato a Onna con la fiaccola del Morrone», racconta, «la distruzione di quel paese mi ha devastato l’anima. Ecco perché da allora continuo a darmi da fare per questa terra che mi ha accolto e che amo».
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