L’impegno dei giovani attorno all’automobile della scorta di Falcone

24 Aprile 2022

I ragazzi protagonisti dell’iniziativa a 30 anni dalle stragi Presenti i familiari di Vito Schifani e Antonio Montinaro

L’AQUILA. Il volto dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino rivive nelle parole velate di emozione di Emanuele Antonio Schifani, capitano della Guardia di Finanza, figlio di Vito Schifani, autista di Falcone. E nell’indole combattiva e determinata di Tina Montinaro, la vedova di Antonio Montinaro, il capo scorta.
la giornata all’emiciclo
Sotto un sole primaverile che rischiara l’agorà dell’Emiciclo, la teca con i resti della Quarto Savona Quindici, l’auto su cui viaggiavano gli agenti di scorta del giudice colpita dalla deflagrazione di circa 500 chili di tritolo, a Capaci, è un monumento alla legalità. Si è concluso ieri, con la tappa aquilana, il viaggio della memoria: un percorso itinerante, a 30 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, organizzato dalla Polizia di Stato, dall’associazione nazionale magistrati d’Abruzzo e dal Premio Paolo Borsellino. «Spero di poter essere una dimostrazione vivente per dare coraggio a chi si sente perso», queste le parole di Emanuele Schifani. «Non siete soli: ed è questo il messaggio che come uomo delle istituzioni sento di dover trasmettere». «Quel giorno hanno ucciso Antonio, Vito, Rocco», ha ricordato Tina Montinaro, «ma non hanno vinto la battaglia. Voi ragazzi dovete andare sempre alla ricerca della verità. Non bisogna dimenticare: la memoria deve essere collettiva. E, facendo parte della Polizia di Stato il cui motto è «esserci sempre», io continuo a dire: non ci hanno fatto niente».
chi c’era
«Vi invito, cari giovani, a guardare questa teca», ha detto la presidente dell’associazione magistrati d’Abruzzo, Roberta D’Avolio, «che rappresenta il simbolo tangibile del sacrificio umano e della legalità». Dopo i saluti istituzionali del sindaco, Pierluigi Biondi, del cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi, e del procuratore Michele Renzo, capo della Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, ha preso la parola il sottosegretario di Stato Franco Gabrielli: «Plaudo al fatto che al centro dell’iniziativa abbiate messo i ragazzi», ha dichiarato Gabrielli, «che rappresentano il nostro domani. Il 1992 è stato uno degli anni più tragici della storia della Repubblica con l’inizio della stagione stragistica di Cosa Nostra. Un passato che ci appartiene e sul quale dobbiamo costruire il nostro futuro. In quella teca c’è il ricordo di servitori dello Stato, morti per portare avanti quell’ideale di giustizia che deve appartenere a noi tutti».
LE VOCI DEI RAGAZZI
Camilla Spezza, rappresentante d’Istituto del Cotugno, ha sottolineato come «la mafia non sia ancora stata del tutto sconfitta. Anche se la releghiamo a realtà distanti dalla nostra, e la pensiamo solo sotto forma di omicidi e stragi», ha detto, «la mafia veste anche in giacca e cravatta. Ma questa manifestazione è anche il segno che la criminalità non ha vinto: il messaggio dei giudici Falcone, Borsellino, degli uomini della scorta e di tutti quelli che s’impegnano alla ricerca della giustizia e della verità è più vivo che mai».(cr.aq)
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