L’incendiario brucia pure la cella Sarà trasferito in un altro carcere

L’avvocato: «Non è nuovo a questi gesti, ritengo che non sia in grado di affrontare un processo» L’aquilano Di Giambattista è accusato di aver appiccato il fuoco a un palazzo causando una vittima
L’AQUILA. La predisposizione incendiaria di Alessandro Di Giambattista, il 26enne aquilano arrestato a Rieti con l’accusa di omicidio, trova conferma anche in carcere. Il giovane, infatti, ha appiccato il fuoco, sembra con un accendino, nella sua cella del carcere di Rieti-Vazia dove è rinchiuso in isolamento. Gli agenti di custodia hanno scongiurato che il suo gesto potesse avere conseguenze. Ha “giustificato” la sua follia con l’intenzione di sostenere una nuova protesta sulle condizioni carcerarie che stanno interessando la struttura, coinvolgendo tutti i detenuti.
L’unico effetto che ha avuto è quello che ora sarà ancor più controllato.
Di Giambattista, persona nota in questura, nato a Paganica, dove è vissuto a lungo, è stato arrestato pochi giorni fa a Rieti, dove si è trasferito, per avere appiccato un incendio a un’abitazione dal quale è scaturita la morte di un 67enne. Le accuse a suo carico sono omicidio volontario e incendio doloso con il rischio di una pena pesantissima, se non l’ergastolo.
Di Giambattista è difeso dall’avvocato reatino Marco Arcangeli. «Avevo subito chiesto, dopo la convalida», ha detto il legale, «che il mio assistito fosse trasferito in un carcere dove c’è una sezione per malati psichiatrici e il gip mi ha dato ragione. Ora speriamo che questo episodio acceleri la nuova destinazione. Tra l’altro è noto il fatto che almeno tre volte, in passato, Di Giambattista si è reso protagonista di episodi simili. Ecco perché dovevano sorvegliarlo meglio». «Questo comportamento», commenta, infine, l’avvocato, «non fa altro che ribadire l’opportunità di una perizia psichiatrica che presto chiederò al gip e ne lascio immaginare l’esito. A mio avviso non è nemmeno in grado di partecipare consapevolmente a un processo penale».
Tutto nasce dall’incendio appiccato dal giovane una settimana fa: l’indagato non ha gradito le parole che la vittima, Enrico Andrea Piva, aveva rivolto alla sua ragazza e ha deciso di punirlo dando fuoco alla palazzina dove entrambi vivevano: Piva è morto, una vicina di casa si è salvata per miracolo ed è stata ricoverata per un’intossicazione da fumo. Decine gli appartamenti invasi dal fumo ed evacuati. Grazie alle testimonianze dei vicini di casa, il giovane è stato rintracciato dalla polizia di Rieti e fermato.
Tra i due, che erano anche amici su Facebook, si erano già verificati diverbi e sabato scorso, poco prima della tragedia, Di Giambattista era andato a discutere con il suo padrone di casa, Piva appunto, per questioni economiche legate all’affitto.
L’aquilano, infatti, era uno degli inquilini e viveva con la sua fidanzata. Proprio gli epiteti rivolti alla donna dal 67enne avrebbero scatenato la reazione folle del giovane.
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