L’interporto resta chiuso

La struttura, costata 25 milioni di euro, è oggi un monumento allo spreco
AVEZZANO. È un monumento allo spreco, un clamoroso caso di sperpero di denaro pubblico. Inaugurato più volte, sempre in periodo preelettorale, oggi l’interporto di Avezzano, 34 ettari di strade e cemento armato costati circa 25 milioni di euro, è ancora chiuso, abbassato al rango di polo logistico della Croce rossa. C’è un progetto di legge sottoscritto inizialmente dai consiglieri regionali Giuseppe Di Pangrazio, Camillo D’Alessandro, Sandro Mariani e Lorenzo Berardinetti approvato in Commissione per avviare, dopo l’ok della giunta, le procedure di evidenza pubblica finalizzate alla gestione in concessione, a titolo oneroso.
Ma per ora l’apertura resta solo un miraggio, come le centinaia di posti di lavoro promesse. Eppure l’inaugurazione, la prima, risale al lontano 2005. Messo in cantiere nei primi anni Novanta, fu finanziato in parte con fondi Docup Abruzzo 2000-2006 (poco più di 18 milioni di euro) e in parte con l’Accordo di programma quadro (oltre 7 milioni e mezzo). Il 24 maggio 2005, nonostante la struttura non fosse ancora terminata, ci fu il taglio del nastro alla presenza dell’allora presidente della Regione Giovanni Pace. Si trattava del primo interporto della Regione. Il Piano regionale dei trasporti dell’Abruzzo aveva individuato ad Avezzano la localizzazione per una struttura di smistamento intermodale destinata a coprire un bacino di utenza non trattato dall’influenza degli altri centri di primo livello. La struttura avrebbe dovuto garantire una nuova organizzazione del traffico merci regionale, attraverso un bacino di utenza non solo locale ma con la propensione di interscambio commerciale con le aree tirreniche e romane. Tutto ciò anche alla luce del trasferimento di una consistente quota del traffico commerciale della gomma alla ferrovia. Merito di una posizione strategica a ridosso del casello autostradale sulla direttrice autostradale Roma-Pescara. Col passare degli anni, tra un taglio del nastro e l’altro, ci fu il terremoto del 6 aprile del 2009. La Croce rossa italiana entrò nella struttura al fine di concentrare lì tutti i materiali che stavano arrivando per gestire l’emergenza e le donazioni. Da allora la Cri non è andata più via e ha trasformato quella che era una temporanea struttura emergenziale in un Polo logistico e centro di formazione nazionale. Nel 2011 l’allora sindaco di Avezzano, Antonio Floris, chiese al presidente della Regione in carica, Gianni Chiodi, l’istituzione ad Avezzano della sede della Protezione civile e della Croce rossa. La richiesta arrivò alla luce di quanto avvenne in quegli anni terribili con terremoti, alluvioni, frane e smottamenti. Una normativa sbagliata del governo Monti aveva impedito al Comune di costituire la società di gestione della struttura. Oltretutto la Regione non era riuscita a svolgere un ruolo di spinta nei confronti del governo per individuare il gestore della struttura. Dopo i presidenti della Regione Pace, Del Turco e Chiodi, il 3 settembre 2014, dopo l’esclusione della Marsica dai fondi 107.3c., anche Luciano D’Alfonso, di fronte ai sindaci e agli amministratori locali, annunciò l’imminente apertura del centro smistamento merci della Marsica. Apertura mai arrivata. (p.g.)
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