L’investitore resta ai domiciliari ma il pm aveva chiesto il carcere

Convalidato l’arresto del fabbro. Domani a Pettino i funerali dell’ex finanziere travolto e ucciso L’avvocato Santella: «Esclusa la correlazione col consumo di droga, risalente ai giorni precedenti»
L’AQUILA. Il sostituto procuratore della Repubblica Simonetta Ciccarelli voleva il carcere per Valentino Cervelli, il fabbro di 42 anni arrestato lunedì notte dopo aver investito mortalmente Emilio Ciammetti, ex finanziere del Soccorso alpino.
Ma il giudice per le indagini preliminari Baldovino De Sensi, nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto, che si è tenuta ieri mattina, ha ritenuto di non aderire alla richiesta di una misura cautelare più restrittiva confermando gli arresti domiciliari nell’abitazione di Barete.
Fissati, intanto, per domani alle 15,30 nella chiesa parrocchiale di San Francesco d’Assisi, a Pettino, i funerali di Ciammetti. Il nulla osta è arrivato dopo l’autopsia eseguita ieri nell’obitorio dell’ospedale regionale San Salvatore. La causa della morte è da ricondurre alla gravità dei traumi riportati nell’urto con l’auto condotta dal fabbro di Barete, che deve rispondere dell’accusa di omicidio stradale e omissione di soccorso.
Il legale di fiducia dell’investitore, Guglielmo Santella, precisa che «è emerso un elemento importante legato alla presenza di tracce di sostanze stupefacenti negli accertamenti effettuati successivamente all’evento. Infatti, dagli atti viene escluso che il mio assistito fosse in uno stato di alterazione, quindi non esiste una correlazione tra le sue condizioni psicofisiche e l’incidente, da ricondurre invece ad altri elementi come ad esempio la condotta di guida e la velocità, pur inserite nel contesto di maltempo che imperversava nella zona al momento dell’incidente. Come da giurisprudenza consolidata, non è sufficiente la presenza di tracce di sostanze stupefacenti nelle urine per accertare lo stato di alterazione. Semmai, l’assunzione si farebbe risalire ai giorni precedenti. Del resto, lo stesso giudice, nella motivazione, ha preso atto del fatto che gli stessi investigatori abbiano riscontrato come il mio assistito avesse correttamente riferito l’accaduto, mostrandosi collaborativo ed evidenziando di essersi fermato poco dopo l’urto per poi, sopraffatto dal panico, tornare a casa».
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