L’Istat “condanna” il Punto nascita: appena 471 bambini

Dati diffusi dallo studioso Ronci. Ranalli chiama la Regione Ci sono cinque comuni con zero parti e quattro con uno
SULMONA. Sono appena 471 i nati in tutto il Centro Abruzzo nel 2013. I dati Istat sulle nuove nascite non lasciano scampo al punto nascite sulmonese, a rischio chiusura per le nuove norme in fatto di sicurezza mamma-neonato. Valle Peligna, Alto Sangro, Valle del Sagittario e sei comuni della Valle Subequana (Goriano, Castel di Ieri, Secinaro, Molina, Castelvecchio e Gagliano) non raggiungono nemmeno assieme la soglia minima dei 500 parti annui necessari per scongiurare la chiusura.
Leggendo i dati Istat, infatti, su 36 comuni del Centro Abruzzo solo dieci superano o totalizzano la decina, la gran parte restano al di sotto delle dieci nascite o si fermano sullo zero spaccato. Come Civitella Alfedeba, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli e Rocca Pia. Poi ci sono quelli che si fermano a un unico nato in tutto l’anno come Molina, Opi, Roccacasale e Secinaro.
La maggioranza degli altri va dalle due alle dieci nascite al massimo.
Guida la classifica dei neonati Sulmona con 166 parti, mantenendo l’esclusiva delle tre cifre. Perché poi si scende direttamente alle 59 di Pratola Peligna e alle 54 di Castel di Sangro per avere cifre più consistenti. Arrivano subito dopo Pescasseroli con 26, Raiano con 18, Roccaraso con 13, Alfedena e Introdacqua con 12.
Le cifre, messe a disposizione dei sindaci dallo studioso Aldo Ronci, mettono in luce la scarsa portata numerica del Centro Abruzzo, su cui la Regione sarà chiamata a decidere a breve e sui cui il comitato di salvaguardia del reparto dovrà ricalibrare necessariamente la sua battaglia. Il reparto anche negli anni passati non ha quasi mai raggiunto le 400 nascite, per stessa ammissione del manager della Asl, Giancarlo Silveri, e del personale al terzo piano dell’ala vecchia dell’Annunziata. Per questo la sopravvivenza del punto nascite va riletta anche alla luce di questi nuovi dati, che dovranno suggerire al comitato del no alla chiusura nuove considerazioni.
Il reparto sulmonese è finito nella scure dei tagli, avviati nel 2010, per questioni di parti in sicurezza sia per le neomamme che per i nascituri. Sotto soglia in Abruzzo sono anche i punti nascite di Atri, Ortona e Penne, per un totale di 133 in tutta la penisola. Da sempre il Centro Abruzzo gravita attorno all’ospedale sulmonese per le esigenze sanitarie: Valle Peligna, Alto Sangro, Valle del Sagittario e Valle Subequana, quasi mille e 800 chilometri quadrati di superficie, rappresentano oltre un terzo del territorio della provincia dell’Aquila e un sesto dell’intera regione con una popolazione di circa 80mila abitanti.
Il fronte del no alla chiusura, dopo la riunione saltata della scorsa settimana, resta in attesa di riscontro dal presidente D’Alfonso, a cui il sindaco Peppino Ranalli ha già chiesto un incontro. «La questione è tutta politica» ammette «ma sono pronto a fare di tutto per evitare la chiusura. La Regione non ci ha ancora convocati, ma lo farà».
Continuano le riunioni in questi giorni sulla questione, in attesa della chiamata di D’Alfonso, per farsi trovare preparati, grazie anche allo studio sulle nascite fino al 2020, commissionato dal sindaco.
Federica Pantano
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