«L’odio mi ha ferita, non sono diversa»

Parla la pakistana aggredita dalla compagna di scuola: «Grazie al mio amore italiano ho ritrovato la voglia di vivere»
AVEZZANO. «Non ho mai capito il motivo di tanto odio. Ho cercato di integrarmi fin da bambina per non sentirmi differente. Ma mi hanno fatto sentire diversa. E ho lasciato la scuola. E ho pianto, tanto».
K.K. oggi ha 25 anni. Vive con il suo compagno, italiano, e ha due figli. Arrivata dal Pakistan nel 2012 con la sua famiglia, ha frequentato le scuole in città. Il 17 maggio 2012 è stata vittima di un’aggressione. Una compagna di scuola l’ha affrontata e minacciata: «Perché non ti hanno lapidata in Pakistan? Puzzi di cipolla... straniera di m...». Con l’accusa di lesioni, e con l’aggravante di essere state commesse con finalità di odio razziale, quella ex compagna di scuola è stata rinviata a giudizio.
«Prima di quel 17 maggio avevo ricevuto tante altre aggressioni, in piazza Risorgimento e a scuola», racconta la giovane, «lei aveva la classe accanto alla mia e alcuni episodi sono avvenuti davanti ai mie compagni. Un giorno mi sono fatta coraggio e sono andata dalla preside e le ho raccontato tutto. All’ennesima aggressione, questa ragazza è stata sospesa. Ma ha cominciato ad essere ancora più violenta nei miei confronti. Fino a quel giorno quando, davanti a un bar di piazzale Matteotti, sono stata aggredita e picchiata. Ricordo che ero al telefono e sono stata scaraventata a terra. Ci conoscevamo e frequentavamo la stessa comitiva. Non ho mai capito il motivo di tanto odio. Se la dovessi rincontrare? Cambierei strada».
Dopo l’accaduto la giovane ha lasciato Avezzano e la scuola. È andata a vivere in un vicino paese della Marsica.
«Ho cercato di integrarmi il più possibile, fin da bambina», prosegue K.K., «e tengo a sottolineare il fatto che i compagni di classe mi hanno difesa quando lei è entrata in classe per affrontarmi. Ma dopo quest’episodio ho lasciato la scuola, per un periodo ho cercato di frequentare i corsi serali, mi sentivo giù e sola. Dopo la denuncia si sono allontanati tutti. Un episodio che mi ha ferito moltissimo. Per un lungo periodo non sono uscita più, sono dimagrita tanto, mi sono fatta del male fisicamente. Un comportamento che mi ha ferita dentro, perché cercavo in tutti i modi di non sentirmi diversa. Quel pomeriggio, quanto mi hanno portato all’ospedale, lei venne con la sorella per chiedermi scusa, pregandomi di non denunciarla. Ma non ho potuto perdonare. Era arrivato il momento di reagire. Una volta mi ha persino sputato in faccia».
La risalita dall’abisso grazie all’amore.
«Ho due bambini e convivo con un ragazzo straordinario, italiano», prosegue la giovane, «è il mio compagno ed è lui che mi ha aiutata molto quando mi sono ritrovata da sola. Mi dispiace per quello che è accaduto. Chi si trasferisce da un altro Paese ha un solo obiettivo: migliorare la propria vita. Anch’io avevo tanti sogni e progetti. Non si può pensare che lo straniero è diverso, non si può etichettare, non si deve generalizzare. Mi sento italianissima perché sono cresciuta in questo Paese, dove ho conosciuto tante persone perbene. Però ci sono anche molti ignoranti. A questi chiedo se hanno mai provato a mettersi nei panni di chi lascia il proprio Paese e le proprie origini. Sulla storia che mi riguarda ho letto anche commenti su Facebook che mi hanno ugualmente ferita. A chi scrive vorrei chiedere: come si fa a giudicare senza conoscere fatti e persone? Non si deve generalizzare. Mai».
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