L’omaggio degli artisti al maestro Colantoni

8 Marzo 2018

AVEZZANO. Ci rimane la sua arte, i suoi quadri parleranno per lui. È forte, alla cerimonia funebre con rito civile che si è svolta ieri mattina al castello Orsini, la convinzione che Domenico...

AVEZZANO. Ci rimane la sua arte, i suoi quadri parleranno per lui. È forte, alla cerimonia funebre con rito civile che si è svolta ieri mattina al castello Orsini, la convinzione che Domenico Colantoni abbia lasciato un segno indelebile con le sue opere. All’ultimo saluto all’artista marsicano erano presenti, oltre ai familiari, amici, colleghi e persone che avevano intrecciato legami con Colantoni nel corso della sua vita. Molti gli interventi alla cerimonia funebre. Il figlio David, che ha aperto gli interventi, ha ricordato la figura di uomo e di artista di Colantoni e, visibilmente commosso, ha rivelato di aver trovato in questi giorni delle registrazioni riguardanti alcuni incontri dell’artista con alcune comunità marsicane in cui emerge «la grande civiltà del popolo dei Marsi».
«Per me», ha aggiunto il sindaco Gabriele De Angelis, «è stato un piacere, alcuni mesi fa, organizzare una mostra qui ad Avezzano. L’ultima mostra in onore del maestro Colantoni. Lo conosciamo attraverso le opere che lui ha donato e regalato alla cultura italiana. E attraverso le opere si manifesta l’animo dell’artista, l’animo dell’uomo e Domenico Colantoni, universalmente riconosciuto come grande artista, grande pittore e grande uomo di cultura, ha trovato fortuna. E il suo linguaggio è divenuto internazionale portando alto il nome della sua terra». Commovente il ricordo dell’amica Pasquina Fracassi. «Caro maestro», ha detto, «caro principe, ho appreso questa notizia con molta tristezza e profonda angoscia. Da oggi saranno i tuoi quadri a parlare per te e a parlare di te».
«La prima volta che ho sentito parlare di Domenico», ha raccontato il poeta celanese Renzo Paris, «ero sul divano di Moravia che mi disse: sai che c’è un pittore che viene dalle tue parti? Moravia diceva che era un pittore tra l’iperrealismo e la nuova oggettività legata all’espressionismo. Lui aveva l’idea che ogni mattina dovesse ricominciare tutto, era come Pasolini, eterno nello stesso momento in cui parlava».
Una proposta, accolta con un applauso dalla platea, è stata lanciata dal giornalista del Centro, Domenico Ranieri, grande amico di Colantoni: quella dell’intitolazione di una strada in suo onore. (p.g.)
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