L’ombra fuggita nella notte ha ora un volto

Nella villetta dell’orrore il tempo sembra essersi fermato. Prime risposte dopo lunghi mesi di indagini
BARISCIANO. Sono da poco passate le 21 e sulla “Terra di mezzo” a poche centinaia di metri dalla frazione aquilana di San Gregorio, nel territorio del comune di Barisciano, è da tempo calato il buio. La serata fredda ma non gelida e le poche luci in lontananza rendono questo luogo ancora più inquietante.
L’OMBRA HA ORA UN VOLTO. Era più o meno così anche la notte fra sabato 23 e domenica 24 novembre del 2019 quando l’ombra assassina si allontanò veloce dalla casa di Paolo D’Amico dipendente dell’Asm di 55 anni originario di Roma, ma ormai aquilano di adozione. A coprire quella fuga c’era un dedalo di stradine sterrate che da via Colle Tomo porta in più direzioni e inabissarsi nel nulla è gioco facile. Oggi, grazie al lavoro degli investigatori, quell’ombra è entrata in un cono di luce anche se ci vorranno un processo e altri due gradi di giudizio per stabilire la verità giudiziaria. Per arrivare a individuare il presunto colpevole ci sono voluti un anno e due mesi di indagini durante le quali sono trapelate pochissime indiscrezioni. Una sola certezza: che in quella casa, metà in cemento e metà in legno, l’assassino aveva lasciato almeno una traccia da cui è stato ricavato il dna. I carabinieri hanno atteso a lungo e pazientemente. Il rischio di dare in pasto all’opinione pubblica “un colpevole” e non “il colpevole” era alto.
LA SVOLTA. Questa mattina sapremo i dettagli di come si è arrivati a mettere insieme le prove che hanno portato a fermare un sospettato. Paolo D’Amico era un uomo riservato, schivo, di poche parole e di pochi amici. Aveva costruito con le sue mani una casa isolata proprio in quella terra di mezzo. Intorno all’edificio un terreno di un migliaio di metri quadrati dove l’operaio aveva piantato alberi da frutto e coltivava l’orto. Probabilmente non amava troppo la compagnia, a parte quella dei suoi amati cani e dei gatti. Il giorno dopo il rinvenimento del corpo gli animali si aggiravano in quello spazio esterno che sembrava un cantiere aperto. Paolo D’Amico aveva chiamato una ditta per farsi sistemare l’ingresso e realizzare un viottolo “solido” per evitare di passare nel fango in caso di pioggia.
LA CASETTA. Il suo pick-up è rimasto parcheggiato dove lui l’aveva lasciato quel sabato pomeriggio, 23 novembre 2019, senza certo immaginare che, di lì a poco, avrebbe incontrato il suo carnefice. Dentro, lato passeggero, ci sono ancora i suoi guanti da lavoro. Sulla rete di recinzione il cartello che ricorda che l’area è sequestrata. La cuccia di uno dei cani è ormai in rovina. Intorno all’abitazione una carriola, una bombola del gas, una lavatrice, un barbecue, materiali per l’edilizia, sedie ammonticchiate, un contenitore giallo per la raccolta differenziata. Venendo qui, in via Colle Toma ci si fanno mille domande. Una soprattutto: che cosa è successo veramente quella notte di fine novembre quando si è consumato l’omicidio? Da questo posto, di giorno, si vede un bel pezzo della conca aquilana. Davanti c’è Fossa, a destra San Gregorio, a sinistra case sparse, ma troppo lontane perché qualcuno potesse sentire – semmai ne avesse avuto la possibilità – l’ultimo grido di aiuto di Paolo D’Amico.
I LATI OSCURI. In questi 14 mesi gli investigatori hanno cercato il movente. Il dipendente Asm potrebbe aver avuto una sorta di doppia vita. Di giorno al lavoro, scrupoloso e silenzioso. Nelle ore libere un rapido caffè al bar e un saluto frettoloso a qualche conoscente. La casa in via Colle Toma – dove faceva anche dei lavoretti (per esempio il restauro di mobili) per arrotondare – era il suo “regno” e lì ha incontrato chi gli ha tolto la vita. Tanti i possibili moventi: una lite per i cosiddetti “futili motivi”, un debito da onorare, uno scambio di sostanze proibite, una discussione “accesa” da qualche bicchiere di troppo e degenerata. Oggi se ne saprà di più. Ieri sera a Colle Toma c’era il solito silenzio di sempre rotto dal leggero sibilo del vento che s’infila fra gli alberi già in attesa della primavera, dall’abbaiare di un cane disturbato dai fari della macchina, dal rumore di fondo delle auto sulla strada per San Demetrio. Eppure la sera è meno cupa del solito perché, forse, Paolo D’Amico avrà finalmente giustizia.
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