L’opera delle religiose in città

1 Marzo 2016

Oggi un convegno imperniato su tre donne di chiesa che hanno contribuito allo sviluppo sociale

L’AQUILA. Qual è stato il contributo degli ordini religiosi femminili in città? Quali cambiamenti hanno impresso nel tessuto sociale aquilano, quali influenze hanno prodotto, in particolar modo sul modello dell’istruzione femminile?

Sono queste alcune delle tematiche, al centro del quinto appuntamento di “Prospettive rosee”, il progetto del Comune dell’Aquila sulle donne che hanno lasciato un segno in città. Appuntamento che si terrà oggi alle 17.30 al palazzetto dei Nobili dal titolo “Le religiose e la città: una storia che continua”.

Il dibattito partirà da un excursus storico sul ruolo che i monasteri femminili ricoprivano in città nel Cinquecento e nel Seicento e sulla relazione con la società e con le famiglie di provenienza.

Si approda poi all’Ottocento, per parlare dell’esempio di tre donne, Barbara Micarelli, Maria Nicola Santa De Santis, Maria Ferrari, che hanno dato allo sviluppo sociale dell’epoca un significativo contributo, che perdura ancora oggi attraverso l’opera delle rispettive figlie.

«Un appuntamento inedito», fanno sapere gli organizzatori, «in cui si indagherà anche sulla figura della donna negli apparati ecclesiastici e sul protagonismo che le donne hanno svolto in ambito religioso.

All’evento interverranno l’assessore alla Cultura, Elisabetta Leone, la professoressa Silvia Mantini, docente associato di Storia moderna all’Università dell’Aquila, la docente Carla Gonnelli, vice presidente dell’associazione laica “Con Barbara Micarelli braccia aperte al bene”, la prfessoressa Mercedes Calvisi, referente per l’Istituto missionarie Dottrina cristiana, e la dottoressa Paola Poli, per l’Istituto Suore zelatrici Sacro Cuore di Gesù “Ferrari”.

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