L’ultima “casa baraccata” del terremoto del 1703

Edificio di via Forcella sarà abbattuto: al suo interno il telaio di legno anti-sisma L’architetto D’Antonio: «Mantenere la memoria di questi importanti esemplari»
L’AQUILA. L’ultima “casa baraccata” aquilana, una delle ultime testimonianze in Italia, sta per essere abbattuta. Nessuno poteva immaginare, prima del sisma 2009, che l’edificio in via Forcella conservasse all’interno delle sue murature un’importantissima traccia di storia dell’architettura: un’intelaiatura in legno tipica della cosiddetta “casa baraccata” settecentesca. Un presidio antisismico che si affacciò in Italia per la prima volta proprio a seguito del terremoto del 1703. Di “case baraccate” in Italia ormai ce ne sono davvero poche. All’Aquila, una fu abbattuta negli anni Cinquanta e quella in via Forcella subirà presto la stessa sorte: d’altra parte, quella che veniva ritenuta una delle tecniche antisismiche più all’avanguardia nel Settecento non ha resistito al sisma 2009.
LA MEMORIA. Ad accorgersi della sua presenza, per primo, è stato l’architetto Maurizio D’Antonio, che adesso auspica che si possa mantenere almeno la memoria di questi presìdi. «A partire dai terremoti che hanno colpito l’Abruzzo a metà Quattrocento, all’Aquila si è iniziato a costruire con tecniche che tendevano a ridurre gli effetti del sisma inserendo nelle murature travi di legno che seguivano l’andamento del perimetro murario. Una sorta di “cinturino” ligneo», spiega. «Queste travi terminavano con capochiavi metallici, talora decorati (gigli), che ancoravano la trave al muro esterno. Non a caso venivano chiamati ancore. Nel tempo questa tecnica costruttiva antisismica si è evoluta verso la cosiddetta casa baraccata».
LA TIPOLOGIA. Nonostante il nome, questa costruzione non ha niente a che vedere con le baracche, come spiega D’Antonio: «La casa baraccata appare come una costruzione qualsiasi in muratura. Ha però nascosta nella muratura un’intelaiatura lignea, e quindi non a vista, che conferisce una certa resistenza al sisma. La sua particolarità risiede nel fatto che venne teorizzata e contemplata nei trattati di fine Settecento, ma è presente all’Aquila certamente dal sisma del 1703, ponendo la città all’avanguardia nel campo antisismico». Sebbene la letteratura ci fornisca diverse indicazioni di case baraccate presenti nel passato in città, sono solo due gli esempi riscontrabili: il primo costruito nel secondo Settecento è stato documentato fotograficamente nel momento della sua demolizione. «Si tratta della cosiddetta Casa Antisismica, situata davanti la chiesa di San Bernardino, che fu demolita negli anni Cinquanta del Novecento. La documentazione fotografica mostra un edificio con intelaiatura lignea controventata completamente affogata nella muratura», continua l’architetto. «Il secondo è un edificio aquilano che esiste tuttora in via Forcella, che non si conosceva come casa baraccata e che il sisma 2009 ha portato in luce. Costruito appena qualche anno dopo il sisma del 1703, è stato danneggiato nel 2009, ma non è crollato. I danni del sisma e il deterioramento successivo per l’esposizione alle intemperie hanno evidenziato un’intelaiatura lignea fatta di tronchi scortecciati. Questo edificio è molto importante perché è l’ultimo esemplare di casa baraccata aquilana. Andrebbe attentamente studiato e documentato, più di quanto ho potuto fare io qualche anno fa, prima che le avversità atmosferiche (non il sisma) lo riducano completamente in macerie».
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