L’ultimo pranzo saltato coi familiari

21 Ottobre 2021

L’angoscia del fratello e della madre, un imprenditore vide il corpo senza vita

L’AQUILA. All'epoca dell’omicidio si disse che a scoprire il corpo di Paolo D’Amico era stato il fratello Alvaro. Invece, a vedere per primo il cadavere fu il titolare dell’impresa edile che stava facendo i lavori di sistemazione del vialetto e dell’area verde circostante la casa della vittima. Dalle testimonianze rese in aula si è saputo che intorno alle 15 di quella domenica di fine novembre a cercare il dipendente Asm, che da un paio di giorni non rispondeva al telefono, c’erano almeno sei persone (e forse sette). Si trattava del fratello Alvaro, della madre Isolina, di una cugina e di una nipote. I quattro erano partiti la domenica mattina da Roma per andare nel paese di origine della famiglia, Molina Aterno, dove sarebbe dovuto andare anche Paolo D’Amico cercato inutilmente dalla madre e dal fratello sin dal sabato. Ripartiti da Molina i quattro decisero di recarsi direttamente a casa del congiunto. Il fratello era preoccupato in quanto Paolo soffriva di cuore e quindi poteva aver avuto un malore. Poco dopo l’arrivo dei familiari erano giunti anche il titolare della ditta, Osmani Medi e Fabio Casagrande, amico del dipendente Asm. Quest’ultimo era stato chiamato da Medi nel primissimo pomeriggio ed era stato invitato a un incontro al bar di San Gregorio per poi andare da D’Amico. I due arrivarono sul posto con macchine diverse e in quella di Medi, secondo Casagrande, c’era anche un’altra persona non ben identificata. Osmani Medi ha riferito che il giorno della scoperta del corpo senza vita era andato tre volte a cercare – inutilmente – D’Amico: alle 10, alle 13, alle 14. Tutte e tre le volte aveva visto la luce accesa sulle scale e la porta di casa aperta, ma era andato via. Quando era tornato alle 15 circa, trovando anche i familiari, cercò meglio e da una delle finestre del garage vide una “sagoma”, poi guardò con più attenzione (dietro di lui c’era anche Casagrande) e si rese conto che qualcosa di grave doveva essere accaduto. Lo disse ad Alvaro, il fratello, il quale con un martello forzò la porta del garage (e qui c’è un piccolo mistero: non si sa se la porta a scorrimento era chiusa a chiave o bloccata in altro modo) ed entrò trovando D’Amico. A quel punto i carabinieri, con i quali Alvaro D’Amico stava già parlando, dissero al fratello che non bisognava toccare nulla invitando tutti ad allontanarsi dal luogo del delitto. Prossima udienza il 17 novembre.(g.p.)